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Museo Storico del 7° Reggimento Alpini: dal 14 settembre al 6 ottobre la mostra e spettacolo su don Carlo Gnocchi

Nell’ambito delle iniziative di rete dedicate all’Anno della Fede e in coincidenza con il 4° Raduno della Brigata Alpina Cadore, il Museo Storico del 7° Reggimento Alpini propone al pubblico due eventi ispirati alla figura del Beato don Carlo Gnocchi, amatissimo cappellano degli Alpini, con i quali condivise la tragedia della guerra sul fronte greco albanese, in Montenegro e nella campagna di Russia, nel corso della seconda Guerra Mondiale.

Villa Patt
Villa Patt

Dal 14 settembre al 6 ottobre a Villa Patt verrà allestita una mostra temporanea dal titolo Don Carlo Gnocchi Beato, prodotta dalla fondazione omonima, che racconta la vita del Beato e l’Opera da lui fondata, con messaggi chiari e incisivi, in gran parte attinti dai suoi scritti o dalle sue lettere. La Fondazione, in via del tutto eccezionale per questo evento, concederà in prestito anche una reliquia del Beato: la maschera funeraria, modellata sul suo viso pochi istanti dopo la morte, avvenuta il 28 febbraio del 1956.

Orari di apertura della mostra dal 14 settembre al 6 ottobre:

venerdì: 15.00 – 18.00

sabato: 15.00 – 18.00

domenica: 15.00 – 18.00 (orario normale di apertura del museo).

Altri giorni su richiesta.

Sabato 14 settembre sarà aperta dalle 15.00 fino alle 20.45, orario di inizio dello spettacolo.

Per tutta la durata della mostra saranno visitabili con ingresso gratuito mostra e Museo Storico del 7° Reggimento Alpini.

 

Sabato 14 settembre, alle ore 20.45 l’evento inaugurale sarà la rappresentazione teatrale:

Il Beato don Carlo Gnocchi. Un seminatore di speranza. Sacerdote e alpino. Sempre per amore

prodotta dalla Sezione di Belluno dell’Associazione Nazionale Alpini con l’apporto documentale del Centro Studi nazionale dell’A.N.A. e della Fondazione Don Carlo Gnocchi onlus.

Sul palco si alterneranno la voce narrante e un attore, accompagnati da brani musicali eseguiti da un cantante solista e da due fisarmonicisti.

I protagonisti-esecutori dello spettacolo saranno:

la voce narrante è del giornalista Dino Bridda, ricercatore di storia locale, direttore responsabile del periodico trimestrale della Sezione A.N.A. di Belluno e autore del soggetto, della sceneggiatura e della regìa;

la voce recitante è di Loris Santomaso, giornalista, “Amico degli Alpini”, ricercatore e scrittore di storia locale agordina, già direttore responsabile di “Le Dolomiti Bellunesi”, periodico delle Sezioni del C.A.I. dalla Piave in su;

la voce cantante è del baritono Giambattista Schena, già membro del Coro Agordo;

l’accompagnamento strumentale di Franco Colleselli e Damiano Soppelsa esegue alla fisarmonica, nei momenti prefissati dalla narrazione, i brani: “Ave Maria” (di Bepi De Marzi), “Il testamento del capitano”, “Joska la rossa”, “L’ultima notte”, “Stelutis alpinis”, “Signore delle cime”, “Ai preat” con particolari arrangiamenti di notevole effetto e impatto emotivo nell’ascoltatore.

Nel corso della serata verrà proiettato anche il suggestivo filmato con commento sonoro “Fiori nella bufera” del 1950.

Info: Museo Storico del 7° Reggimento Alpini

0437 959162/83075, c.busatta@provincia.belluno.it www.belluno.ana.it

 

Biografia del Beato Carlo Gnocchi:

Carlo Gnocchi, nasce a San Colombano al Lambro, vicino Lodi, il 25 ottobre 1902, entra in seminario alla scuola del cardinale Andrea Ferrari e nel 1925 viene ordinato sacerdote dall’Arcivescovo di Milano, Eugenio Tosi. La passione primaria di Carlo Gnocchi, fin dai primi anni di sacerdozio, è la crescita e l’educazione dei giovani. Il primo impegno del giovane Don Carlo Gnocchi infatti è quello di assistente d’oratorio: prima a Cernusco Sul Naviglio, vicino Milano, poi dopo solo un anno in una popolosa parrocchia di Milano. Nel 1936 il Cardinale Ildefonso Schuster lo nomina direttore spirituale di una delle scuole più prestigiose di Milano: l’Istituto Gonzaga dei Fratelli delle Scuole Cristiane.

Sul finire degli anni ’30 il Cardinale Schuster gli affida l’incarico dell’assistenza spirituale degli universitari della Seconda Legione di Milano, che comprende in buona parte studenti dell’Università Cattolica oltre che molti ex allievi del Gonzaga. Nel 1940 L’Italia entra in guerra e molti giovani studenti vengono chiamati al fronte. Don Carlo, coerente alla tensione educativa che lo vuole sempre presente con i suoi giovani anche nel pericolo, si arruola come cappellano volontario e parte nel 1941 con il battaglione “Val Tagliamento” della divisione Julia , diretto in Albania, Grecia e Montenegro col Battaglione Resegone. In Albania, Grecia e Montenegro affronta – malgrado la salute cagionevole – marce e fatiche confessando, predicando coraggiosamente e con zelo: diviene il miglior amico dei soldati, il padre a cui appoggiarsi e riferire le proprie paure.

Terminata la campagna nei Balcani, dopo un breve intervallo a Milano, nel 1942 Don Carlo Gnocchi riparte per il fronte. Questa volta la meta è la Russia, con gli alpini della Tridentina.

Nel gennaio del 1943 inizia la drammatica ritirata del contingente italiano: Don Gnocchi, caduto stremato ai margini della pista dove passa la fiumana dei soldati, viene miracolosamente soccorso, raccolto da una slitta e salvato. È proprio in questa tragica esperienza che, assistendo gli alpini feriti e morenti e raccogliendone le ultime volontà, matura in lui l’idea di realizzare una grande opera di carità che troverà compimento, dopo la guerra, nella “Fondazione Pro Juventute”.

Ritornato in Italia nel 1943, Don Gnocchi inizia il suo pellegrinaggio attraverso le vallate alpine, alla ricerca dei familiari dei caduti, per dare loro un conforto morale e materiale. In questo stesso periodo aiuta molti partigiani e politici a fuggire in Svizzera, rischiando in prima persona la vita: viene arrestato dalle SS con la grave accusa di spionaggio e di attività contro il regime.

A partire dal 1945 comincia a prendere forma concreta quel progetto di aiuto ai sofferenti pensato negli anni della guerra: Don Gnocchi viene nominato direttore dell’Istituto Grandi Invalidi di Arosio (Como), e accoglie i primi orfani di guerra e i bambini mutilati. Inizia così l’opera che porterà Don Carlo Gnocchi a guadagnare sul campo il titolo più meritorio di “padre dei mutilatini”. Negli anni a seguire la sua opera ottiene il riconoscimento dello stato e si amplia in un contesto di continua evoluzione.

Nel 1955 Don Carlo lancia la sua ultima grande sfida: si tratta di costruire un moderno centro che costituisca la sintesi della sua metodologia riabilitativa.

Vittima di una malattia incurabile Don Gnocchi non riuscirà a vedere completata l’opera nella quale aveva investito le maggiori energie: morirà infatti il 28 febbraio 1956.

I funerali, celebrati il giorno 1 marzo dall’arcivescovo Montini furono grandiosi per partecipazione e commozione. A sorreggere la bara c’erano quattro alpini; altri portavano sulle spalle i piccoli mutilatini in lacrime. Tra amici, conoscenti e semplici cittadini erano in centomila a gremire il Duomo di Milano e la sua piazza.

Dopo la morte di Don Carlo molteplici sono le persone e i fedeli che, invocandone l’aiuto, dichiarano di aver ricevuto grazie dal sacerdote, per questi motivi, a trent’anni dalla morte, il Cardinale arcivescovo di Milano Carlo Maria Martini istituì il Processo sulla vita, virtù e fama di santità (processo Diocesano) il 6 maggio 1987 concludendolo positivamente il 23 febbraio 1991. Dopo anni di analisi e accurate indagini, il 20 dicembre 2002 Papa Giovanni paolo II lo dichiara venerabile. Il processo non si ferma e il 17 gennaio 2009, nel nuovo pontificato di Benedetto XVI, viene riconosciuto con decreto papale un miracolo attribuito a don Carlo, un passo decisivo verso la gloria degli altari. Il 2 marzo 2009, il cardinale Dionigi Tettamanzi preannuncia la beatificazione per il 25 ottobre 2009.