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Terminata la campagna di scavi archeologici a Passo Monte Croce Comelico

scavi  monte croce comelicoA conclusione della campagna di scavi 2013 a Passo Monte Croce Comelico (è terminata sabato 17 agosto) Arrigo De Martin responsabile del Museo “Algudnei” di Dosoledo, finanziatore delle ricerche e riferimento organizzativo di tutta l’operazione giunta al suo secondo anno, non nasconde la sua grande soddisfazione per i risultati raggiunti.

“Sono state tre settimane intense – afferma- durante le quali gli archeologi dell’equipe di Davide Pacitti insieme con la coordinatrice Daniela Zambelli, i volontari del museo, del Gruppo Archeologico Cadorino e del Circolo Amici del Museo dell’Alpago, hanno operato intensamente per compiere nuovi sondaggi ed estendere quelli dello scorso autunno. Finalmente – continua Arrigo- abbiamo dei materiali su cui far eseguire, da laboratori specializzati, delle datazioni al C14”. E non si tratta solo di carboni messi in luce, già nelle prime fasi d’indagine, nelle immediate vicinanze del fossato dell’aggere sud-est ma anche di una notevole quantità frammenti lignei (probabilmente di larice) scoperti scavando minuziosamente il canale di scolo del torrione nord-ovest.

Da queste analisi stratigrafiche, che hanno connotato tutto il periodo di ricerca e i vari sondaggi, i ricercatori hanno individuato uno strato d’argilla dentro del quale questo legno si è conservato perfettamente, in una condizione anaerobica, tanto che si sono potute notare distintamente le venature. Dalla vicinanza delle buche si palo l’ipotesi più probabile è che questi resti lignei potessero appartenere alla palizzata del torrione che poteva avere una pianta poligonale e non circolare, come si supponeva lo scorso anno prima dell’allargamento dell’area di scavo. Si tratta ovviamente di un’ipotesi anche se la più attendibile e leggibile, osservando l’andamento dei fori sin qui venuti alla luce e svuotati attentamente. Le esplorazioni effettuate in alcuni spazi interni al quadrilatero di m.62×62, con torri sui quattro angoli, hanno riguardato una piccola porzione di aggere e un’area nella quale ci si è trovati ancora di fronte ad una serie di buche da cui non è ancora possibile ricostruire alcun perimetro riferibile all’ampiezza di un qualsiasi alloggiamento o magazzino sempre di legno. Bisognerà, infatti, ampliare le superfici di ricerca.

Tuttavia nelle buche si è notata una certa quantità di argilla gialla che, per le conoscenze che si hanno, poteva essere usata come legante o isolante contro il passaggio di umidità oppure contro l’invasione di animali negli ambienti, se consideriamo come questi potessero essere rialzati da terra. Nelle giornate di scavo, complice il bel tempo, molti sono stati gli appassionati e turisti che hanno visitato il cantiere e potuto contare sulle spiegazioni di Arrigo e, qualche volta, anche degli archeologi nei momenti di pausa.

Ora si attende la visita della funzionaria di zona, Giovanna Gangemi, della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto e, soprattutto, dei risultati delle analisi al C14 con le quali si potranno capire, a che epoca risalgono gli spezzoni di legno e i carboni. Sinora, infatti, si sono fatte anche troppe e fantasiose supposizioni su questo sito senza rendersi conto di come le uniche certezze possano scaturire- com’è avvenuto- esclusivamente da puntuali e seri interventi di ricerca stratigrafica scientifica.

Eugenio Padovan

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