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Schei, conversazioni intorno al denaro. Venerdì al centro Giovanni XIII, sala Muccin ore 18.30

euroSi apre venerdì 28 giugno, al centro Giovanni XIII, sala Muccin, alle 18.30, la rassegna “Schei, conversazioni intorno al denaro”, che vedrà personalità influenti nel mondo imprenditoriale, della cultura, dell’arte, delle politiche sociali, insieme ai quali si coglierà l’occasione per omaggiare Belluno.

Si comincerà con “Chi la storia non conosca, i suoi denari diventan mosca. Dai ducati all’euro”.

A relazionare, Alessandro Marzo Magno, giornalista e autore de L’invenzione dei soldi. Quando la finanza parlava italiano, e Flavio Pressacco, docente di finanza all’Università di Udine.

Moderatore, Maurizio Busatta.

La rassegna è organizzata dal Comune di Belluno, assessorato alla cultura, in collaborazione con il Rotary Club di Belluno e Feltre, il patrocinio e la collaborazione della Provincia di Belluno con Reteventi, dei Comuni di Feltre, Alleghe e Cesiomaggiore, e il supporto dell’Associazione Bellunesi nel mondo e Bellunoradicinet.

Per gli sponsor si ringraziano Confcommercio, Banca Prealpi, Camera di Commercio e Birreria Pedavena.

Tutto il programma su www.comune.belluno.it

I relatori:

Alessandro Marzo Magno.

Giornalista, da qualche tempo, e con qualche successo, scrive libri. L’ultimo, “L’invenzione dei soldi” (Garzanti) è giunto alla quinta edizione.

 

Flavio Pressacco.

Ha diviso la sua vita tra il basket e l’economia. Ha allenato in serie A, ora insegna finanza all’università di Udine, nella facoltà di cui è stato preside.

 

Il libro:

“L’invenzione dei soldi”, quando la finanza parlava italiano (Garzanti) di Alessandro Marzo Magno.

C’è stato un tempo in cui le obbligazioni erano scritte in genovese, i banchieri internazionali parlavano toscano, i broker assicurativi sottoscrivevano polizze in veneziano.

Era il tempo in cui gli italiani – pur suddivisi in tanti stati spesso in guerra fra loro – insegnavano al resto del mondo come accedere al credito senza incorrere nei fulmini ecclesiastici sull’usura, come consolidare il debito pubblico, come far fruttare i risparmi e come evitare di farsi rovinare da un naufragio.

Era il tempo in cui un rapinatore finiva decapitato e fatto a pezzi; in cui il fallimento di una banca gettava sul lastrico centinaia di famiglie; in cui gli italiani – chiamati indistintamente lombardi e considerati sordidi usurai – incorrevano nelle ire dei re e nell’indignazione dei popoli, pesante fardello che sarebbe in seguito passato sulle spalle degli ebrei.

Era la fine del Medioevo e l’inizio dell’Età moderna, quando i banchieri per lasciare ai posteri un buon ricordo di sé finanziavano i più illustri artisti della loro epoca: gli Scrovegni chiamano Giotto a Padova, come faranno vent’anni più tardi i Bardi e i Peruzzi nella fiorentina basilica di Santa Croce, e i Medici trasformano Firenze uno dei più importanti scrigni d’arte dell’umanità intera.

L’Italia dà alla finanza moderna quasi tutti gli strumenti di cui ancora oggi ci serviamo: l’assegno, la girata, lo scoperto e, passando per la chiocciola di internet, la partita doppia, codificata da Luca Pacioli, un geniale matematico in saio francescano amico di Leonardo da Vinci.

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