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Passione verticale: settanta arrampicate sulle Dolomiti più selvagge. In libreria l’attesa guida alle salite dimenticate dell’arco dolomitico firmata da Verri Chiodero Faccin e De Zordi

Se cercate una guida alle arrampicate di moda questo non è il libro che fa per voi. “Passione verticale. Settanta arrampicate scelte in Dolomiti”, da oggi nelle librerie di tutto il Triveneto per i tipi di DBS Zanetti, è dedicato alle ascese meno note, su tracciati insoliti e selvaggi, dove la sfida alla conquista delle cime va di pari passo con il brivido di essere tra i pochi ad averla compiuta.

Gli autori sono quattro appassionati scalatori delle vette Dolomitiche: Pierangelo Verri, Liana Chiodero, Lucio Faccin e Aldo De Zordi, tutti veneti e residenti nella zona del trevigiano e del feltrino.

“L’obiettivo – spiegano – è di far scoprire attraverso la nostra esperienza gli itinerari più ricchi d’avventura delle Dolomiti: quelli meno noti, quelli della porta accanto. Spinti da questa idea comune è iniziato un lavoro di ricerca, di ripetizioni, di nuove aperture per giungere poi alla messa su carta. Il tutto con il piacere di trasmettere ad altri le nostre idee ed i nostri “gusti” in fatto di arrampicata, di alpinismo”.

Le salite interessano tutto l’arco dolomitico: Alpi Feltrine, Monti del Sole, Schiara, San Sebastiano, Pale di San Martino, Pale di San Lucano, Moiazza, Dolomiti di Zoldo, Civetta, Pelmo, Antelao, Dolomiti Ampezzane, Catinaccio, Gruppo del Sella, Sassolungo, Alpi Carniche. Ogni itinerario comprende una scheda tecnica con grado di difficoltà, dislivello, sviluppo e tempo di salita, la descrizione del percorso con punti di partenza, accesso e note sulla discesa, foto della parete con il tracciato presentato e schizzo della stessa per aiutare meglio a comprendere dove e come sale la via utilizzando la simbologia UIAA classica e gradando per tiro senza tralasciare i singoli passaggi.

Ad accompagnare queste informazioni sono i racconti delle salite compiute dai quattro autori: un modo per condividere con il lettore l’emozione della salita e per affermare, una volta in più, l’incomparabile piacere di uno sport che è autentica sfida dell’uomo a se stesso. Come affermano infatti gli autori, citando Royal Robbins, “Scalare non serve a conquistare le montagne, le montagne restano immobili, siamo noi che dopo un’avventura non siamo più gli stessi”.

 

 

 

 

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