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Piano casa nel Bellunese: attivati 70 milioni in 3 anni, 1400 interventi effettivi. Bond: “Uno strumento efficace da aggiornare”

Dario Bond
Dario Bond

Nella sola provincia di Belluno il piano casa ha attivato un giro d’affari di 70 milioni di euro in poco più di tre anni con un trend in costante crescita. A fare la parte del leone è stata la città di Feltre con 481 pratiche presentate, seguita da Belluno a 246. A illustrare i dati è il consigliere regionale del Pdl Dario Bond sulla base della ricerca della Direzione Urbanistica e Paesaggio della Regione del Veneto.

“Il Piano casa ha dato un po’ di ossigeno a imprese e famiglie in un momento critico. Senza questo strumento gli effetti della crisi sul settore edile della nostra provincia sarebbero ancora più devastanti. Per questo dobbiamo portare avanti questa misura aggiornandola e rendendola ancora più efficace”, afferma Bond.

La Regione del Veneto – vale la pena ricordare – approvò il Piano casa con legge 14 del luglio 2009 con l’obiettivo di rilanciare l’attività edilizia attraverso l’ampliamento degli edifici esistenti e la loro contemporanea ottimizzazione delle prestazioni energetiche e della qualità architettonica. “Una legge innovativa con la quale si è fatta una precisa scelta: quella di risparmiare il suolo rimasto e di investire sull’esistente”, rimarca Bond.

Fatta eccezione per Belluno e Feltre che hanno superato le 200 richieste, la media bellunese di istanze per comune si attesta sulle 31. “E’ un dato importante se si considera che ogni intervento ha un valore medio compreso fra i 40 e i 50 mila euro”, sottolinea il consigliere regionale del Popolo della Libertà.

Stando sempre ai numeri raccolti dalla Direzione generale, dall’entrata in vigore del piano casa – nella seconda metà del 2009 – alla primavera 2013 il trend di richieste è stato sempre positivo: 1026 (a luglio 2011), 1571 (luglio 2012), 2130 (aprile 2013).

Nel dettaglio, la stragrande maggioranza delle istanze presentate riguarda la prima casa di abitazione con semplici interventi di ampliamento. Solo 38 le istanze che hanno chiesto di demolire l’esistente e di ricostruirlo con ampliamento.

“Questo significa che il Piano casa ha risposto principalmente ai bisogni delle famiglie, magari alle prese con un nuovo nato o con l’assistenza agli anziani”, rimarca Bond.

Ma non mancano delle criticità. La differenza, per esempio, tra il numero di istanze presentate e quelle effettivamente attivate è di 730 pratiche: 2130 quelle presentate, 730 quelle effettivamente attivate.

“Ci sono state delle difformità di applicazione sul territorio, complici le diverse interpretazioni da parte degli uffici nei singoli comuni”, sottolinea Bond. “Il risultato è che situazioni simili sono state trattate in maniera differente e che si sono persi tra i 29 e i 36 milioni di possibili investimenti”.

“Da qui dobbiamo ripartire quando la legge sul Piano Casa tornerà in Consiglio nel prossimo autunno”, rimarca il consigliere del Popolo della Libertà.

“Il Piano casa è stato uno strumento utile ma dobbiamo renderlo ancora più snello per rispondere in modo adeguato alle esigenze dei territori”, conclude Bond. “In un momento così critico occorre rendere gli strumenti a disposizione il più efficaci possibile”.

 

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