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L’Isbrec rinnova il direttivo: sabato il voto dell’assemblea. Speriamo che il nuovo direttivo apra veramente le porte alle ricerche d’archivio. O almeno abbia il coraggio di dichiarare l’assoluta discrezionalità nell’accesso

partigiani-leggeraL’Isbrec, Istituto storico bellunese della Resistenza e dell’età contemporanea si appresta a rinnovare il consiglio direttivo. Sabato pomeriggio, infatti, è prevista l’assemblea dei soci (circa 150 ma di solito solo un terzo si reca a votare) per l’elezione del nuovo consiglio.   

Stiamo parlando di una struttura importante sotto il profilo storico, con una biblioteca di 20.000 volumi sulla Prima e Seconda guerra mondiale, Fascismo, Resistenza, in particolare veneta e bellunese, e secondo dopoguerra di cui la metà catalogati nel Servizio bibliotecario nazionale. Un’emeroteca con 386 testate e riviste, di cui 125 correnti. Un archivio cartaceo con 350 buste, 9mila fotografie, mille audiocassette e 400 videocassette.

Documenti certamente interessanti per chi ama la storia e desidera approfondire i fatti accaduti esaminando le fonti documentali ancora disponibili. Documenti e pubblicazione che dovrebbero essere di libero accesso, come recita la pagina ufficiale del sito dell’Isbrec.  “Condizioni di accesso e fruizione Biblioteca: accesso libero e prestito. Condizioni di accesso e fruizione Archivio: accesso su appuntamento”.

Ma la realtà, ahimè, non è esattamente questa. Chi scrive, infatti, qualche tempo fa si è presentato nella sede dell’Isbrec, ha chiesto quali fossero le modalità per poter consultare i documenti custoditi in archivio. E un gentile signore ha fornito la mail di contatto.

Tuttavia la richiesta di consultazione inviata, è stata negata con la motivazione che l’archivio non disponeva dei documenti richiesti.

Peccato che la motivazione del rifiuto sia infondata. Perché sulla contessa Isabel de Obligado, l’agente segreto al servizio di Sua Maestà Britannica che soggiornò dal 1943 al 1945 a Zoldo Alto. Dove riuscì a garantire una sorta di tregua tra tedeschi e partigiani della Brigata Val Cordevole, che coinvolse anche i partigiani del Comando militare della Zona Piave, vi sono proprio delle pubblicazioni edite dell’Isbrec che citano le fonti d’archivio possedute dallo stesso Isbrec.

Avevo chiesto notizie anche dell’altra “contessa” Marta Kusch uccisa dai partigiani a Pedavena il 6 maggio 1945, cui seguì il processo nel novembre del 1950 alla Corte d’Assise di Belluno legata sentimentalmente al conte Borgoncelli, anche lui ucciso dai partigiani nell’autunno del ’44. Ritengo che su quest’ultima vi sia traccia in archivio.

Auspico, dunque, che il nuovo direttivo che si insedierà –  non mi interessa se di destra, di sinistra o di centro –  apra veramente le porte dell’archivio. In caso contrario si provveda almeno a modificare la dicitura relativa all’accesso dell’archivio con quella più realista, ad esempio: “L’accesso ai documenti potrà essere concesso ad insindacabile giudizio del direttore dell’archivio dell’Isbrec”. Evito di fare  nomi, e faccio direttamente il cognome di chi, nella sostanza, ha rifiutato l’accesso: Amantia.

Roberto De Nart

 

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