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Attacchi al commissario della Provincia e questione Dolomiti Ambiente * intervento di Michele Carbogno ex vicepresidente della Provincia

Michele Carbogno
Michele Carbogno

Dopo molti mesi di voluto silenzio, avendo letto in questi giorni attacchi da ogni dove al commissario Capocelli sento il dovere di intervenire circa la situazione della Provincia.

Innanzitutto va detto che chi con tanta forza volle il commissario, quasi fosse la panacea di tutti i mali, forse oggi dovrebbe prendere un po’ di fiato prima di sparare a zero contro quello che, lo si sapeva fin dall’inizio, è un funzionario governativo e come tale si comporta: da commissario appunto, non da presidente.

Circa la questione Dolomiti Ambiente va invece ribadito che, quando ci si trovò di fronte alla dolorosa scelta di approvare il bilancio 2011 ridotto da imponenti tagli governativi, riflettemmo a lungo su quali fossero le priorità dell’ente, cosa potesse essere sacrificato e cosa invece salvaguardato. Certamente non si potevano né volevamo tagliare i fondi per il funzionamento delle scuole, né era possibile ridimensionare il personale; con la diligenza del buon padre di famiglia ragionammo dunque sull’opportunità di vendere quello che era il patrimonio non indispensabile (alcuni immobili) e sulla cessione di azioni in società per le quali rinunciare a parte del capitale azionario non avrebbe condizionato la funzione sociale dell’azienda interessata. Si scelse quindi, seppur dolorosamente, la strada che oggi molti sindaci hanno deciso di prendere per far quadrare i conti del bilancio.

E tra le società, la scelta di cedere Dolomiti Ambiente fu ben ponderata: la proposi io, nella mia veste di vicepresidente e responsabile del bilancio, perché rispetto ad altre società avrebbe avuto minor impatto sociale. A differenza di altri amministratori che, senza pensarci tanto, hanno poi messo in vendita le quote di Dolomiti bus per far cassa, noi pensammo che avendo una funzione sociale soprattutto su anziani e studenti ma anche molti lavoratori, quella del trasporto pubblico era l’azienda da salvaguardare con più forza al fine di mantenerne il controllo che andava anzi rafforzato, soprattutto in tempi di crisi.

Differentemente, Dolomiti Ambiente avrebbe ben potuto essere ceduta dato che, a prescindere dalla proprietà, l’operato dell’azienda sarebbe comunque rimasto sotto il controllo dell’autorità di bacino a garanzia dell’interesse pubblico trattandosi infatti, quelle sui rifiuti, di attività svolte in regime di autorizzazione.

Se ora qualcuno crede sia utile mantenere in capo al pubblico anche la proprietà, qualora non vi fossero offerte differenti e più importanti, si assuma l’onere, se non di acquistarla in toto, almeno della gestione… perdite comprese!

Basta chiacchiere a buon mercato: amministrare non è sinonimo di propaganda politica.

Michele Carbogno

 

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