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Vittoria sulle fonti rinnovabili. Lino Bogo (Confartigianato): “Il problema poteva essere evitato bastava che il legislatore applicasse i principi dello Small Business Act”

Lino Bogo
Lino Bogo

La mobilitazione della categoria degli Impiantisti, alla fine, ha portato il risultato atteso. Agli impiantisti che si occupano di energie rinnovabili, infatti, è stata riconosciuta valida l’esperienza maturata sul campo, benché privi di titolo di studio abilitante. La buona notizia è arrivata con il decreto legge in materia di efficienza energetica, varato in questi giorni dal Consiglio dei Ministri, che ha portato anche gli ecobonus per i contribuenti.

La soddisfazione è grande perché – diversamente – dal 1° agosto prossimo non avrebbero più potuto lavorare. Si è così scongiurato il rischio di avere altri 80.000 esodati in Italia nel solo settore delle energie rinnovabili, proprio quello su cui oggi punta anche lo sviluppo del Paese, vale a dire fotovoltaico, a biomasse, solare termico, pompe di calore e geotermia.

“La questione negli ultimi tempi era diventata davvero critica – spiega il presidente degli Impiantisti di Confartigianato Belluno, Lino Bogo – e l’intero sistema Confartigianato si era mobilitato per la tutela degli Impiantisti e in specie di coloro che erano in possesso dei requisiti conseguiti con l’esperienza lavorativa, anziché con un titolo di studio qualificante”.

Le criticità per il comparto sono nate, infatti, con il recepimento del nostro Paese di Direttiva europea mediante il decreto legislativo n. 28/2011 che aveva lo scopo di incentivare l’uso delle energie rinnovabili, ma che tra i requisiti per poter installare impianti non prevedeva l’abilitazione riconosciuta dal D.M. 37 del 2008 per i responsabili tecnici delle imprese impiantistiche. In pratica, restavano esclusi gli operatori in possesso solo del titolo di studio della scuola dell’obbligo, benché ricchi di un’ampia esperienza maturata in anni di lavoro. “Per costoro – precisa il presidente di categoria, Lino Bogo – non c’era neanche la possibilità di seguire dei corsi integrativi, l’unica strada era l’espulsione dal mercato. La mobilitazione messa in campo da Confartigianato a livello nazionale, regionale e territoriale, anche mediante una manifestazione a Roma lo scorso 15 maggio, ha portato la soluzione del problema”.

Le modifiche apportate grazie al decreto legge del Governo Letta consentono la qualificazione automatica dei responsabili tecnici abilitati sia grazie al titolo di studio di scuole superiore o laurea sia a coloro che, pur privi del titolo di studio, sono abilitati (sono regolarmente iscritti alle Camere di commercio) grazie alla loro esperienza professionale, salvo possibili aggiornamenti futuri programmati dalle singole Regioni.

Al presidente Bogo al di là della soddisfazione per la risoluzione positiva della questione, tuttavia, resta un’amarezza “il problema poteva essere evitato all’origine, bastava che il legislatore applicasse i principi dello Small Business Act, che invita a valutare anticipatamente le ricadute delle norme sulle piccole imprese, per evitare impegni troppo gravosi alle aziende di minori dimensioni”. “E’ da qui – conclude Lino Bogo – che parte la semplificazione burocratica”.

 

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