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La dichiarazione di Tosi è un vantaggio per la Lega o un’opportunità per il Veneto? * di Paolo Bampo

Paolo Bampo
Paolo Bampo

Sono probabilmente molte le considerazioni bonarie e/o maligne che possono essere offerte sulla sagace decisione di Flavio Tosi di partecipare con una propria lista alle prossime elezioni regionali. In queste ultime dovrebbe cimentarsi il suo tradizionale “amico-nemico” Luca Zaia, in corsa per un secondo mandato alla presidenza della Regione Veneto, con il sostegno, quindi, anche di tale ipotetica lista “Tosi”. Volendo fare un’analisi e non una critica, non riporterò le interpretazioni maligne. Non sta a me, infatti, né enunciarle né, tantomeno sponsorizzarle. Mi limiterò quindi a sottolineare principalmente alcune tra le interpretazioni bonarie, secondo le quali non possiamo esitare a definire Tosi un “amico” di Zaia. Tra queste possono ben starci ad esempio: a) aiutare una Lega in evidente difficoltà, b) contribuire ad un rinnovo elettorale di Zaia e c) offrire all’elettorato un numero più elevato di liste per far giungere alla coalizione un maggior consenso rispetto ad una singola lista.

Non posso però, ora, non leggere in Tosi un suo lato di “nemico” di Zaia. C’è, infatti, un aspetto squisitamente strategico nell’operazione congegnata dal sindaco scaligero. Credo non sia errato, infatti, pensare che quest’ultimo intenda strumentalmente “mettere il piede in Laguna” o meglio nella stanza dei bottoni di palazzo Ferro Fini e di palazzo Balbi per assecondare la necessità della Lega 2.0 di tener sotto stretta osservazione le posizioni “indipendentiste” di Zaia, attraverso i fidi scudieri che saranno eletti in Regione con la nuova lista. Al di là della dichiarazione di voler sostenere la candidatura di Luca Zaia, quindi, Tosi, con il proprio cartello, pensa probabilmente maggiormente a far rispettare anche al governatore veneto le decisioni del segretario Maroni, che non ad aiutare il governatore medesimo.

E per Zaia cosa cambierebbe? Con la presentazione di una lista “Tosi”, qualora il PDL restasse fedele all’alleanza (ora che la Lega naviga in zona retrocessione), qualora la coalizione decidesse che il candidato Presidente possa essere di nuovo lui (nonostante la Lega abbia già avuto in Maroni il candidato Presidente in Lombardia) e qualora, ovviamente, detta coalizione vincesse, il governatore si ritroverebbe quotidianamente e su ogni decisione, ad affrontare il problema della verifica di governo all’interno della propria maggioranza. Tosi ed i suoi potrebbero trasformarsi nel classico “ago della bilancia” di craxiana memoria. Zaia non potrebbe più decidere nulla senza chiedere l’approvazione di Tosi, prima ancora di aver chiesto quella degli eventuali alleati. Sarà sempre sotto scacco. Vorrà, quindi, subire il condizionamento dell’amico-nemico (??) Tosi? Per affrancarsi da tale spada di Damocle, intuendo che al prossimo turno probabilmente il PDL reclamerà per sé la candidatura regionale e non volendo Zaia fare il candidato di bandiera nella eventuale corsa solitaria di una Lega emarginata e perdente, ma soprattutto sapendo che in politica i treni raramente passano due volte, egli ha ancora qualche mese di tempo per afferrare l’occasione più unica che rara di trasformarsi in vero leader politico. Quello offerto dalla scelta di Tosi potrebbe rappresentare per lui il “casus belli” per tagliare i ponti con una identità partitica che ormai gli va stretta e cogliere l’opportunità per dar libero sfogo al proprio spirito indipendentista, sinora frenato da Maroni e Tosi con la chimera della Macroregione del Nord.

Egli sa di godere tra i veneti (per il momento) di considerevolmente maggiori credibilità e popolarità personali rispetto al proprio partito e, con la consapevolezza che la stragrande maggioranza del “suo” popolo oggi è indipendentista nei confronti dell’Italia, potrebbe non opporsi alla storia, prendere in mano la situazione, rompere gli indugi, portare il Veneto allo strappo da Roma e diventare così il padre di quell’azione unica e propiziatoria, che Pizzati, Azzano Cantarutti , Morosin e gli altri pionieri indipendentisti gli hanno offerto su un piatto d’argento: il referendum per l’Indipendenza Veneta. Potrebbe persino forse assumere il ruolo di padre della futura nuova Repubblica Veneta. Potrebbe trasformare in realtà un sogno, che si concretizzerà comunque in ogni caso, ma forse con tempi più lunghi. Potrebbe…se solo dimostrerà ai veneti di averne la voglia ed il coraggio.

Paolo Bampo

 

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