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lunedì, Gennaio 18, 2021
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Finalmente i Comuni bellunesi iniziano ad opporsi alle centraline idroelettriche che devastano il territorio e arricchiscono solo i privati

comitato acqua bene comune manifestazione 028Ieri mattina, martedì 14 maggio, è successo qualcosa d’importante: oltre un centinaio di cittadini agordini, in forma auto organizzata, hanno presenziato al sopralluogo previsto dalla Conferenza dei Servizi in merito alla proposta di realizzazione di una centrale idroelettrica in Valle di San Lucano (BL) da parte di Armonia srl, una ditta di Pavia, dando vita ad una determinata protesta contro il progetto. Si è formato un corteo spontaneo che ha percorso e visionato i luoghi dove dovrebbe essere realizzata la centrale. Prima in località Col di Prà, in prossimità della confluenza dei torrenti Tegnas e Bordin, dove è prevista l’opera di presa che incanalerebbe l’acqua in una condotta forzata di circa 3,6 km fino alla centrale di produzione che sarebbe costruita nelle vicinanze della chiesetta di San Lucano. Con un deflusso minimo vitale previsto di 180 litri al secondo, l’acqua del Tegnas, dopo l’opera di presa, scomparirebbe totalmente nel substrato di ghiaia del letto del torrente decretando la definitiva morte dell’ecosistema fluviale. In questo senso, la ditta avrebbe espresso la volontà di depotenziare l’opera a partire da una modifica del deflusso minimo che verrebbe ricalibrato a 520 litri al secondo senza, però, incontrare alcun parere favorevole dei presenti, che, anzi, hanno ribadito la propria determinazione nel voler bloccare definitivamente il progetto. Dello stesso parere è anche l’amministrazione comunale che ha deciso di affiancare i propri cittadini in questa battaglia, nella salvaguardia di una valle importantissima dal punto di vista turistico e naturalistico. Nella stessa valle, che fa parte della rete Natura 2000, che è inserita nelle zone SIC/ZPS d’importanza comunitaria e che ricade nell’area “Cuore” n.3 delle Dolomiti Unesco, sono state presentate altre tre richieste per nuove concessioni che se venissero realizzate si sommerebbero alle tre già esistenti, portando a 7 il numero degli impianti. Più in generale, queste richieste ricadono in quel 10 per cento di acqua rimasta libera di scorrere nei propri alvei, mentre il “restante” 90 per cento è già incanalata, in quella rete di oltre 200 chilometri di tubature che ha reso il bacino idrico della Piave il più artificializzato d’Europa. Ma il vento sta cambiando e le comunità locali iniziano ad alzare la testa. I tanti cittadini e le tante cittadine che ieri, in un martedì mattina lavorativo, si sono presentate di fronte ai proponenti dell’opera a ribadire che il bellunese non è più terra di conquista, sono la dimostrazione che la contrarietà all’iper-sfruttamento idroelettrico è sempre più diffusa e condivisa. Un segnale che la politica bellunese dovrebbe incominciare a interpretare. Dopo la Valle del Mis, il percorso di riscatto del nostro territorio continua dalla Valle di San Lucano.

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