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Riformare il Titolo V della Costituzione e dare slancio alle autonomie locali territoriali * di Daniele Trabucco

Daniele Trabucco
Daniele Trabucco

Tra le priorità del nuovo Governo guidato da Enrico Letta, vi è quella delle riforme costituzionali. Riforme condivise, concertate e non a colpi di maggioranza, che non intacchino il nucleo essenziale della Costituzione.

E’ necessario, però, abbandonare ogni forma di ideologismo istituzionale, ragionando non in termini di emulazione di altri ordinamenti costituzionali (si veda il miraggio del semipresidenzialismo francese), ma di fattibilità e utilità per l’intero Paese. In questa situazione, la riforma del Titolo V della Carta diventa improcrastinabile sia per un ridisegno complessivo dell’ordinamento regionale, che superi il criterio storico-statistico adottato in sede Costituente (specialmente per le Regioni ordinarie), sia per una reale equiparazione delle persone giuridiche pubbliche che costituiscono la Repubblica.

Una riforma che prima di essere giuridica, deve essere culturale, dove la vera autonomia, intesa come cultura dell’autogoverno responsabile, sia davvero elemento costitutivo di Regioni ed enti locali territoriali, superando le logiche dei conferimenti di funzioni (attualmente previste dallo stesso art. 118 Cost. e a cui s’ispira lo stesso art. 15 dello Statuto veneto) ancorate a un modello ancora statocentrico.

In questo contesto, dunque, la necessità di ridefinire ruolo e funzioni di Comuni e Province diviene fondamentale. Più che sopprimere o ridurre enti, sarebbe necessario intervenire sull’unicità delle funzioni per ciascun livello di governo territoriale, poiché è qui che si concentrano i maggiori costi e non nella riduzione degli organi politici.

A questo, poi deve accompagnarsi una riallocazione delle funzioni legislative di Stato e Regioni, che nonostante la novella del 2001, non ha ancora portato a uno Stato autenticamente federale, dato che i confini tra le materie sono ancora incerti e sul piano quantitativo (Carlassare) lo Stato rimane titolare di ambiti “materiali” particolarmente significativi, ma soprattutto una rappresentanza di Regioni e autonomie locali in seno alle Camere e alla Corte costituzionale.

Daniele Trabucco – Università di Padova

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