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martedì, Gennaio 26, 2021
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La protesta dei fagioli senza pedigrée: “Ma l’assessore Manzato è razzista?”

coltivare condividendo (1)Una frase ironica per commentare le recenti dichiarazioni dell assessore all’agricoltura del Veneto Franco Manzato a proposito della “questione fagioli” .

E’ la scelta del Gruppo coltivare condividendo, per porre la questione della coltivazione di tutte le specie di fagiolo.

“Sconcerta non poco che l’assessore Manzato, parlando della coltivazione del fagiolo e del valore che essa aggiunge al nostro territorio usi il singolare, faccia riferimento solo e unicamente al fagiolo di Lamon” – scrivono in una nota gli attivisti del Gruppo coltivare condividendo –

Sconcerta che si dimentichi, clamorosamente, non solo di un altro importantissimo e pregiato fagiolo tutelato da un associazione, il fagiolo Gialet. Ma anche delle altre 35 e più varietà di fagioli tipici bellunesi.

Fagioli che hanno nutrito (e spesso salvato la vita) generazioni di bellunesi, che sono anche oggi molto coltivati nella nostra provincia e che costituiscono l’ immenso patrimonio di biodiversità di questa nostra Terra

Ci rendiamo conto che tutti questi fagioli “ignorati” dall’assessore non hanno un consorzio alle spalle, non hanno marchi, non hanno “galloni e mostrine” da esibire.

Per loro non sono mai stati elargiti fondi e finanziamenti, non sono mai stati organizzati convegni ad hoc.

Ciononostante – prosegue la nota –  i vari fagioli bonel, bala rossa, del papa, dalla riga d’oro, fumolet, de la tesera, le mame e tanti altri sono un qualcosa di fondamentale in quanto parti di un insieme. Una miriade di sapori, colori, tipicità, adattabilità che danno vita alla biodiversità.

Fagioli che popolano molti orti e campi, che vengono tramandati da generazione in generazione, che si legano egregiamente a piatti e pietanze. Fagioli che sicuramente si continueranno a coltivare, soprattutto per auto produzione, che si continueranno a selezionare, riprodurre, conservare, donare, accantonare seguendo dettami e regole d’altri tempi.

Noi, nel nostro piccolo, abbiamo sempre rifiutato una visione da “monocultura”, una visione che vede l’agricoltura finalizzata al massimo profitto e alla massima resa, che contestiamo le sentenze europee che riconoscono solo le sementi che sono iscritte in appositi registri e cataloghi o ogni forma di brevetto e controllo sulle sementi

Noi che crediamo in un coltivare sano, sostenibile, privo di chimica di sintesi.. abbiamo sempre cercato in ognuna delle nostre iniziative e progetti (sempre totalmente auto finanziati) di dare visibilità e spazio a ogni tipicità della nostra provincia. A una visione d’insieme che non è focalizzarsi su un unico prodotto perdendo di vista la globalità del territorio. Siamo convinti che sia questa la nostra forza, l’avere un paniere di prodotti ricco e variegato. Una biodiversità che è anche paesaggio, che è salubrità, che è sinergia, consociazione e mai monocultura/monocoltura

Fin tanto che ogni prodotto, ogni realtà, ogni individuo verrà considerato in modo a se stante e non quale parte di un insieme, fin quando prevarrà una visione “individualista”, – conclude la nota del Gruppo coltivare condividendo – non si riuscirà mai a cogliere la potenzialità dell’insieme e l’importanza del condividere della partecipazione del fare assieme”.

 

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