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La grotta delle stalagmiti parlanti. Il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi aderisce a un progetto internazionale di ricostruzione del paleoclima

parco dolomiti bellunesiLa formazione delle stalagmiti, che costellano i pavimenti di molte grotte, richiede decine di migliaia di anni. Queste straordinarie costruzioni della natura sono testimoni muti di un passato antichissimo; poterle “interrogare” ci consente di sapere in quali condizioni ambientali sono cresciute e, indirettamente, di avere preziose informazioni sul clima presente anche all’esterno della grotta. Infatti al variare della temperatura esterna si modificano alcuni parametri chimico-fisici dell’acqua piovana che penetra nelle grotte e costruisce, con il suo lento stillicidio, le stalagmiti. La composizione chimica delle stalagmiti conserva traccia di questa variazioni.

Grazie a sofisticate tecniche di analisi chimico-fisica è possibile ricavare, da campioni di stalagmiti, informazioni sul clima presente sulla terra decine e centinaia di migliaia di anni fa: oggi possiamo “far parlare” le stalagmiti.

Partendo da questi presupposti è nato un grande progetto di ricerca internazionale, che coinvolge Università e Istituti scientifici italiani, canadesi, australiani e svizzeri, e che vuole ricostruire, attraverso l’analisi di stalagmiti prelevate in diversi Paesi europei, il clima antico dell’intero bacino del Mediterraneo.

Le grotte dei Piani Eterni, nel Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, sono ritenute dagli scienziati particolarmente interessanti per questo progetto, per le caratteristiche chimiche e per l’età delle loro stalagmiti.

Per questo motivo il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi ha stipulato una convenzione con l’Università di Bologna, per analizzare alcuni campioni di stalagmiti del complesso carsico dei PianI eterni.

Le analisi permetteranno non solo di ricostruire il clima delle Dolomiti Bellunesi di 100, 200 e 300 mila anni fa, ma anche di capire come si sia evoluto nel tempo il complesso dei Piani Eterni e con quale velocità si sia approfondita nel tempo la valle del Mis, una delle più importanti del Parco.

Il progetto è coordinato dal professor Jo De Waele e dal dottor Francesco Sauro, del Dipartimento di Scienze Biologiche Geologiche ed Ambientali dell’Università di Bologna, e vede coinvolte anche l’Università di Melbourne, quella di Ottawa e il Politecnico di Zurigo.

La parte logistica di posizionamento di strumenti in grotta e di prelievo dei campioni sarà curata dai gruppi speleologici di Feltre, Valdobbiadene, Belluno e Padova, che da oltre vent’anni esplorano il complesso dei Piani Eterni.

La loro attività ha permesso di scoprire decine di chilometri di pozzi e gallerie (a gennaio 2013 risultano rilevati e cartografati oltre 33 chilometri di strutture ipogee) e di scoprire cinque specie animali nuove per la scienza.

Questa ricerca cofinanziata dal Parco permetterà di ottenere, studiando le viscere della terra, informazioni su quanto avveniva in superficie centinaia di migliaia di anni fa e di raccogliere informazioni non solo di grande interesse scientifico, ma anche di estrema utilità, per comprendere meglio gli attuali cambiamenti

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