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mercoledì, Gennaio 20, 2021
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Federcontribuenti Veneto: la disperazione si combatte con soluzioni concrete

disperazioneSpinea e Civitanova Marche, due cittadine lontane centinaia di chilometri ma avvicinate dalle notizie di cronaca degli ultimi giorni: la scelta di “farsi fuori”. Situazioni diverse, ma accomunate dalla tragedia delle difficoltà economiche, dalla fatica di vivere quando i soldi non ci sono più, quando non arrivano nonostante se ne abbia diritto. Vita passate a lavorare, a credere di poter invecchiare con dignità, ma che all’improvviso appaiono senza futuro, senza soluzioni, senza dignità. Ecco cosa ha, tristemente, avvicinato un imprenditore di Spinea a due pensionati di Civitanova Marche, marito e moglie che hanno deciso di uccidersi insieme, una caduta verso l’inferno che non si sarebbero mai aspettati, a causa di una crisi economica e di un malcostume che sta investendo tutta l’Itala e la società.

Due notizie di cronaca appena riportate forse perché è difficile stabilire il confine tra giusto e sbagliato. Divulgare o meno le notizie terribili sui suicidi per la crisi è da tempo motivo di polemica, ma Federcontribuenti Veneto crede sia giusto denunciare queste atrocità, parlarne anteponendo proposte risolutive, mentre condanna fermamente coloro che invece le strumentalizzano cogliendo l’opportunità di inscenare macabre spettacolarizzazioni al sol fine di apparire, miseri come sono, su piccoli trafiletti di giornale. In questo modo si rendono complici omertosi di una vergogna senza fine senza avere nemmeno i titoli per parlarne o affrontare il tema

Federcontribuenti Veneto considera queste tragedie come il risultato di un governo cieco e sordo che, troppo rinchiuso nel proprio mondo dorato fatto di privilegi e guadagni a buon mercato, non vede che una pensione di 400-500 euro non può bastare per vivere, che invece le pensioni si dovrebbero livellare, verso l’alto le minime e verso il basso quelle eccessive. Infatti Federcontribuenti lo sta dicendo già da diverso tempo: le pensioni dovrebbero oscillare tutte dai 1000 euro le minime ai 5000 euro le massime, e quest’ultime dovrebbero riguardare tutti i massimi vertici, sia che si tratti di ex dirigenti o di ex parlamentari, in modo da rendere più equo un sistema che ha come estrema conseguenza la povertà e la disperazione che porta al suicidio. E anche nel caso dei pignoramenti delle abitazioni, misura giudiziaria in cui era incappato l’imprenditore di Spinea, Federcontribuenti Veneto afferma che sì gli enti creditori abbiano il diritto di sequestrare la prima casa in caso d’insolvenza verso il fisco o le banche, ma nello stesso tempo che sia lasciata la possibilità a chi quella abitazione se l’è conquistata a suon di sacrifici di poterci vivere, almeno finché o non vengano appianati i debiti o si resti in vita, garantendo il diritto a mantenere la propria casa anche a chi è oppresso dai debiti, solo in questo modo si può parlare di un paese civile e giusto.

Ad aggravare il senso di malessere dell’imprenditore di Spinea contribuiva anche la grande fatica a cui era sottoposto ogni giorno per riscuotere i crediti per lavori eseguiti e mai liquidati. Anche a questa infame abitudine si dovrebbe mettere un freno, se non si assolvono gli impegni economici entro 90 giorni, tutti, ma proprio chiunque, sia che i committenti siano amministrazioni pubbliche, aziende o privati, dovrebbero essere obbligati a corrispondere oltre al dovuto anche more e interessi, in modo da evitare l’umiliazione a chi non ha fatto altro che svolgere il proprio onesto lavoro di dover insistere per ottenere ciò che gli compete.

In Veneto dall’inizio dell’anno sono dodici gli imprenditori che si sono tolti la vita, uno alla settimana, troppi per non pensare che l’emergenza sociale stia crescendo sempre più, e per non sentire il dovere d’intervenire con leggi e provvedimenti in modo da impedire che anche altre persone cadano in questo baratro.

 

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