
Che si sia persa una formidabile occasione di rinnovamento mi pare evidente. Beppe Grillo anziché portare a casa il risultato del suo formidabile 25% negoziando il successo con la coalizione di maggioranza guidata da Bersani, ha preferito tirare la corda finché si è spezzata, in omaggio ad un non meglio definito ideale di rinnovamento totale.
Era davvero impossibile concordate cinque o dieci punti di programma col centrosinistra eppoi attuare le riforme?
In politica, caro Grillo, si può essere puri, ma non purissimi. La politica è l’arte del compromesso, della mediazione. Non è una chiesa per idealisti. E del resto chi ha il 25% non può pretendere di imporre tutto. Né può fantasticare di raggiungere il 51% a suon di elezioni anticipate.
Grillo è un capitano di imbarcazioni civili da diporto salito su un incrociatore della marina militare all’indomani della dichiarazione di guerra. Alla prima presa di contatto è rimasto paralizzato. Ed il controllo della situazione è ritornato ai vecchi ammiragli.
Ciò che ora abbiamo ora davanti è uno scenario simile a quello già visto nell’ultimo anno. Al posto di Monti (anche lui pensava di poter navigare in alto mare alla pari degli altri comandanti di navi da guerra, ma è affondato), ci sarà un politico gradito ai due fronti e sostenuto dagli stessi.
Vince l’inciucio, vince la vecchia politica. Su rinunzia del Movimento 5 Stelle. O chi lo sa, per volontà o narcisismo del capo.
Diamo notizia ai naviganti che per il momento la rivoluzione dei grillini è sospesa.
Se ne parlerà alla prossima tornata elettorale, con buona pace del suo 25% di elettorato che per protesta o per convinzione gli ha dato il voto. Ed aveva qualche legittima aspettativa di un’Italia migliore.
Ma il timone della nave Italia ora è ancora nelle mani dei professionisti della politica. Affiancati dai vecchi marinai in uniforme, che per un attimo hanno temuto nel vedere l’armata Brancaleone dei grillini troppo vicina alla cabina del comandante.
Adieu capitano Grillo, leader delle piazze. Si allontana così il sogno di una politica nuova.
Roberto De Nart


