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Vent’anni fa moriva Bartolomeo Zanenga. Sante Rossetto: “Sarebbe un gesto di grande significato storico se un primo cittadino di parte politica opposta decidesse di ricordare adeguatamente la figura dello scrittore e studioso bellunese”

Bartolomeo Zanenga
Bartolomeo Zanenga

Vent’anni fa, nel marzo del 1993, moriva a 71 anni Bartolomeo Zanenga. Scrittore, studioso, giornalista, consigliere comunale. L’associazione ex allievi del “Tiziano” lo ha ricordato nel 2008 con un convegno. In quell’occasione il sindaco Antonio Prade aveva detto, pubblicamente, che era tempo che la città onorasse la cambiale nei confronti della memoria del suo noto concittadino. Non è ancora stato fatto.

Ora pochi, troppo pochi, si ricordano di lui, della sua opera e del suo attaccamento a Belluno. Terra e città che ha amato e per la quale ha dato gran parte della sua cultura. “Punto di riferimento per ogni indagine e ricerca” ha scritto di lui Giorgio Maggioni commemorandone la scomparsa ed esaltando la sua onestà e rettitudine.

Zanenga si era laureato a Milano nel 1949 con uno dei grandi maestri della letteratura italiana, Marcazzan. Aveva studiato prima il poeta bellunese Bartolomeo Cavassico, poi si era dedicato all’opera di Pierio Valeriano. Grande attenzione ha sempre dedicato alla tradizione popolare, ai poeti dialettali come Valerio Da Pos e Barba Sep dai Piai, l’autore della “Gerosalem liberada”. Senza trascurare la cultura del popolo privilegiando la gastronomia e il lavoro degli zattieri. Si era dedicato anche alle “Cronache bellunesi” di Maresio Bazolle. Indice di questa attenzione alla sua terra è stata la pubblicazione con commento delle tesi di laurea di argomento bellunese. Immenso il patrimonio “minuto” che ha lasciato tra cui brillano, oltre a numerosi articoli, le 371 recensioni che ha elaborato per l’Archivio storico di cui è stato per lunghi anni direttore. Recensioni che sono molto di più di una rassegna bibliografica, ma indicano il suo programma culturale. Di lui si ricordano la disponibilità, i consigli, l’incoraggiamento alla ricerca, il rigore metodologico.

Praticò anche il giornalismo. A Roma, poi nella sua Belluno dove è stato corrispondente del Gazzettino e ha collaborato con riviste e con il quotidiano “La Gazzetta delle Dolomiti” e il settimanale “Settegì Dolomiti” oltre che con Teledolomiti diventata poi Telebelluno. E’ stato anche vicedirettore del “Candido” di Pisanò.

La bibliografia di Zanenga è fittissima e prende le mosse nel 1951 con i primi articoli pubblicati sul periodico “Dolomiti/Dolomiten/Dolomites” con lo pseudonimo Romano Dalla Valle. Tra gli scritti più noti nel campo della letteratura popolare “S’cius co la capa” del 1967, l’ “Elogio della polenta” del 1970, i “Proverbi e detti popolari nel dialetto bellunese del Cinquecento”, “Polenta e tocio fin al denocio” del 1986.

Lavorò fino all’ultimo. Con una splendida relazione su Girolamo Segato tenuta nel novembre del 1992 e con l’articolo postumo su “Pierina Boranga a cent’anni dalla nascita”. E sarebbe lungo ricordare tutti gli studi umanistici che lo hanno visto occuparsi oltre che di Valeriano e del Cavassico, di cui ha pubblicato anche alcuni inediti, anche di Ottavio Persicini, di Camillo Boito, di Alberto Alpago Novello, del fondatore del Gazzettino Giampietro Talamini, di Giovanni Fabbiani, Giovanni Angelini, Giuseppe Biasuz, Aristide Gabelli, Ferdinando Tamis, del giornalista e commediografo feltrino, e direttore del Gazzettino nel 1938, Gino Rocca e dell’amato Ippolito Caffi.

Chissà se adesso, ricorrendo i vent’anni, il nuovo sindaco Jacopo Massaro non senta il bisogno di ricordare adeguatamente la figura di Zanenga pagando quella cambiale che finora è rimasta ancora insoluta. Sarebbe un gesto di grande significato storico se un primo cittadino di parte politica opposta a quella di Zanenga, o per lo meno ampiamente diversa, decidesse di concretare questa riconoscenza a nome della cultura bellunese. Un uomo di destra onorato da un sindaco di sinistra.

Sante Rossetto

 

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