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Farmaci in Veneto. Bond: “Perché limitare l’uso del Denosumab, ritenuto efficace sicuro e poco costoso per l’osteoporosi?”

Dario Bond
Dario Bond

“Il sistema sanitario regionale non può limitare la somministrazione di farmaci ritenuti sicuri ed efficaci dalla letteratura scientifica e dalla pratica. E’ il caso del denosumab utilizzato per curare l’osteoporosi”.

A dirlo è il capogruppo del Pdl in Consiglio regionale Dario Bond che ha depositato un’interrogazione rivolta all’assessore alla sanità Luca Coletto sulla commercializzazione in Veneto del denosumab, conosciuto anche come Prolia, un anticorpo monoclonale completamente umano indicato per il trattamento dell’osteoporosi post-menopausale, in particolare nelle forme più gravi.

“Nell’agosto del 2011 l’agenzia italiana del Farmaco ha stabilito che il denosumab è soggetto a prescrizione medica da rinnovare volta per volta da parte dei centri ospedalieri dedicati e da parte degli specialisti quali l’internista, l’ortopedico, il reumatologo, il fisiatra, il geriatra e l’endocrinologo”, afferma Bond.

“Nel dare attuazione alle indicazioni Aifa, la Regione Veneto, attraverso la Commissione competente, ha stabilito qualche mese dopo che il faramaco poteva essere prescritto solo dai centri già autorizzati dalla Regione per la prescrizione dei farmaci teriparatide e ormone paratiroideo. In questo modo sono stati esclusi gli specialisti previsti invece dall’Aifa”.

“In termini pratici questa limitazione comporta numerosi disagi per medici e pazienti, raddoppiando di fatto iter e costi. Di fronte infatti a una malattia trattabile con il denosumab lo specialista è obbligato a ricorrere ai Centri previsti dalla Regione. Questo significa una doppia visita, una doppia consulenza specialistica e una doppia prescrizione”.

“Mi chiedo dove stia la logica ma soprattutto il risparmio”, afferma Bond, “anche perchè tale farmaco ha un costo inferiore, anche di dieci volte, rispetto al medicinale di riferimento per il trattamento dell’osteoporosi complicata severa”.

Da qui la richiesta del capogruppo del Pdl all’assessore competente: “Forse è il caso di allineare la pratica regionale a quella nazionale. Il richio è quello di creare una disparità di trattamento tra i malati di osteoporosi”.

 

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