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Dati sulla qualità dell’abitare in Veneto. Le difficoltà di accesso all’abitazione spingono il 57% dei giovani a vivere con la famiglia di origine

regione-venetoPer quanto riguarda la “qualità dell’abitare”, il Veneto regge bene il confronto con altre realtà. Il quadro positivo emerge dalla pubblicazione dedicata a questo tema, realizzata dalla Direzione Sistema Statistico della Regione del Veneto nell’ambito di una serie di monografie dedicate alla qualità della vita. Il volume affronta il tema dell’abitare in senso ampio, declinato almeno sotto tre aspetti: casa come alloggio; casa come focolare domestico; casa come dimora in un contesto ambientale (vicinato, quartiere, territorio) funzionale ai rapporti sociali di vario tipo. Al centro c’è sempre la famiglia, i suoi bisogni e la soddisfazione per l’abitare, con un’attenzione particolare al disagio abitativo di chi si trova in difficili condizioni socioeconomiche.

“Lo studio – sottolinea il vicepresidente della giunta regionale e assessore alla statistica Marino Zorzato – individua punti di forza e criticità del sistema dell’abitare nel Veneto, anche grazie al confronto con altri sistemi nazionali o internazionali”.

Nel complesso il Veneto, nel confronto con le altre regioni, si attesta su una posizione medio-alta. Particolarmente diffusa risulta la cultura della casa di proprietà (72% delle famiglie, in Italia 68%) e la propensione a vivere in case unifamiliari o plurifamiliari (59% delle famiglie), la forma abitativa che garantisce la maggiore libertà e privacy. Gli alloggi risultano ben dotati dal punto di vista dei servizi strutturali (presenza di una cucina abitabile, due o più bagni, giardino, terrazzo), con impianti adeguati per funzionalità e sicurezza, senza particolari problemi strutturali, di scarsa luminosità o spazio insufficiente.

Tra i punti di forza, il giudizio più che positivo espresso dalle famiglie sull’accessibilità a servizi quali farmacia, pronto soccorso, uffici comunali e postali, forze dell’ordine, negozi alimentari, asili e scuole. La vicinanza abitativa di componenti della famiglia allargata (genitori, figli, fratelli e sorelle), caratteristica particolarmente radicata in Veneto, favorisce la frequentazione, le relazioni e l’aiuto reciproco, così come risiedere prevalentemente in comuni di media dimensione e in contesti abitativi non troppo grandi facilita le relazioni tra le persone che vi abitano; il livello di solidarietà intergenerazionale e sociale di buon vicinato sembra quindi soddisfacente.

Tra le criticità, invece, le difficoltà di accesso all’abitazione per i giovani, anche per questo costretti spesso a rinunciare o a rimandare l’inizio del proprio percorso di vita autonoma (in Veneto il 57% dei giovani vive ancora con la famiglia di origine) e la sostenibilità dei costi per la casa, impegnativi soprattutto per le famiglie in affitto e con mutuo (le spese per la casa incidono in media per il 30% del reddito) e per gli anziani, specie se soli.

Anche se in misura decisamente inferiore rispetto alle altre regioni italiane, è da considerare critico il fatto che circa 239 mila famiglie (quasi il 12% del totale), composte da oltre 800 mila persone, si trovino in condizione di sovraffollamento; le situazioni più difficili si riscontrano per chi vive in affitto a prezzi di mercato e tra le famiglie numerose, con tre o più figli a carico. E’ oggetto di preoccupazione sociale anche la condizione di grave deprivazione abitativa – così come definita da Eurostat – che interessa circa 290.000 persone, che non possono permettersi una casa adeguata a un vivere sano e sicuro. Infine, tra le forme più gravi di disagio abitativo, i rischi di perdere l’alloggio a causa di uno sfratto (nel 2010 sono stati eseguiti oltre duemila sfratti, valore triplicato rispetto a dieci anni prima) e di non poter disporre di una dimora, e quindi vivere in strada o in sistemazioni di fortuna (una stima di quasi 50 mila persone in Italia e di circa 3.700 in Veneto).

“L’analisi ragionata dei punti di forza e delle criticità del sistema dell’abitare in Veneto – conclude Zorzato – risulta utile per il consolidamento delle politiche regionali di settore – ricordo il successo ottenuto, in particolare, con il “Piano casa” – e per migliorare ulteriormente la pianificazione. Si tratta infatti di uno studio trasversale che abbraccia ambiti diversi riferiti allo spazio urbano, ai servizi”.

 

 

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