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Crediti inesigibili, Istituti di credito blindati, e quel sogno svanito di costituire la Banca di Credito Cooperativo di Belluno e Feltre

Tomaso Pettazzi
Tomaso Pettazzi

Leggo sulla stampa locale il grido di dolore delle Associazioni di categoria, esclusa Confindustria Dolomiti, per la situazione delle imprese bellunesi, soffocate da crediti inesigibili, mancanza di lavoro ed in particolare da un rapporto conflittuale con gli Istituti di credito.

Premesso che del senno di poi sono piene le fosse, mi permetto di far presente che esattamente due anni fa finì il sogno di fondare la Banca di Credito Cooperativo di Belluno e Feltre. Fortemente voluta da un comitato entusiasta, da 1.404 soci volonterosi, tra cui molti emigranti, era invece stata osteggiata apertamente dall’allora Presidente della CCIAA e in modo più defilato dalle Associazioni di cui sopra, con la lodevole eccezione di AUPI, e dal mondo politico. La Banca si proponeva, come è nello spirito cooperativistico, di sostenere le famiglie, gli artigiani e i piccoli imprenditori commerciali locali. Guarda caso proprio coloro che necessitano di aiuto creditizio e i cui rappresentanti ora tuonano contro gli Istituti bancari presenti in loco, che, a ben vedere, non hanno alcun legame col territorio ed il cui unico interesse è quello di drenare liquidità da dirottare in altri lidi o, peggio, in altri investimenti di cui ora si evidenziano i rischi (leggesi titoli tossici). Eppure già l’esempio delle condizioni prestate ai Cofidi locali dalle Bcc presenti nel Bellunese, generalmente più favorevoli, doveva essere di stimolo per portare a compimento quel tentativo. A suo tempo dissi che alcuni imprenditori presenti alle riunioni di presentazione del progetto sarebbero stati in grado di far completare la raccolta di 5 milioni di € necessari. Ma si vede che il principio “una testa un voto”, che sottende alla filosofia cooperativistica, non è apprezzato. Non sarebbe stata la panacea di tutti i mali, ma certamente l’inversione di tendenza che vedeva l’allontanamento costante dal nostro territorio dei centri decisionali bancari, completato lo scorso dicembre con la scomparsa dello storico marchio Banca Bovio.

Ora il pianto si fa greco, i Cofidi vedono eroso il proprio patrimonio e si muovono con crescente difficoltà, rischiando di crearne altrettante agli associati, che da parte loro diminuiscono costantemente. Si giunge di conseguenza anche a disegni di salvezza con unioni “contro natura”, vedi Fidimpresa Veneto (Belluno e Venezia), che allontana anche in questo caso la testa pensante dal territorio.

E’ la logica conseguenza di mancanza di lungimiranza. Anche in questo caso il baratro si avvicina.

A scanso di equivoci faccio presente che  il sottoscritto nel 1976 fu tra i fondatori di Unionfidi Belluno.

Tomaso Pettazzi

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