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Aperture domenicali: l’appello di Confcommercio Belluno a firmare per i referendum

Franco Debortoli presidente Ascom
Franco Debortoli presidente Ascom

A dicembre 2012 la Corte Costituzionale, con decisione sorprendente, ha deciso che la competenza a legiferare in materia di orari degli esercizi commerciali spettasse non alle regioni quanto allo stato (in contraddizione alla riforma del titolo V della Costituzione). Siccome, quindi, il Governo Monti aveva tracciato una linea estremamente liberista in materia, oggi come oggi negozi, esercizi, botteghe, supermercati possono stare aperti 24 ore al giorno per ogni giorno dell’anno.

“Lo abbiamo detto da subito e lo ribadiamo con forza: una deregolamentazione così ampia è parente stretta dell’anarchia e non giova praticamente a nessuno, né ai consumatori, né ai piccoli e micro imprenditori” afferma con forza il presidente di Confcommercio Belluno, Franco Debortoli. “A trarne vantaggio possono essere le grandi multinazionali della distribuzione, anche se, per quanto ci è dato a sapere, spesso si tratta più di una guerra interna tra competitor commerciali che di reale progresso del sistema economico”.

“Per questo motivo”, esorta Debortoli, ”invitiamo gli Associati e tutti i cittadini a firmare presso le segreterie dei Comuni per lo svolgimento di un referendum con il quale si possa abrogare la famigerata legge di liberalizzazione assoluta degli esercizi commerciali.”

“Non si venga a dire che anche in questo caso è l’Europa a volere la deregulation: al contrario, numerosi documenti ufficiali dell’Unione Europea esortano a rispettare e promuovere le tradizioni e le usanze locali al fine di aumentare la qualità della vita delle comunità interessate. D’altronde, è di comune esperienza che gli orari non-stop sono adottati quasi esclusivamente nelle metropoli o nelle grandi località turistiche.”

Per il resto la posizione di Confcommercio è nota. No alla liberalizzazione delle domeniche e delle festività, ma si tenga conto delle esigenze delle località turistiche e si preveda un numero di deroghe adeguate alle singole realtà locali da attivarsi soprattutto quando ciò corrisponda a manifestazioni, eventi, situazioni capaci di fare del commercio, da una lato economia reale, dall’altro strumento di marketing territoriale. Questo, peraltro era il buon risultato che Confcommercio Veneto aveva ottenuto confrontandosi con la Regione e ottenendo la promulgazione della legge n. 30/11, successivamente ritenuta incostituzionale.

 

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