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Code sulla Statale 51 del Cadore. Comitato Interregionale Carnia-Cadore: la soluzione sta nella circonvallazione di Longarone e Castellavazzo

Ponte Cadore - Perarolo di Cadore
Ponte Cadore – Perarolo di Cadore

“Domenica 3 marzo, due ore di coda prima di superare il collo di bottiglia di Longarone, dove ai sali-scendi della ss 51 – unico tratto privo di variante – si sommano l’inserimento alla Gardona da parte di chi sceglie di percorrere la vecchia statale (in questi giorni non transitabile causa frana), l’inserimento del traffico proveniente dalla Valzoldana, dalla zona industriale di Longarone alle 4 Valli usata come scorciatoia e il rallentamento dovuto al casello autostradale di Pian di Vedoia”.

La segnalazione e la proposta per la soluzione arriva dal Comitato Interregionale Carnia-Cadore “Per altre strade Dolomiti”.

Che sottolinea: “E’ evidente che una soluzione a questo disagio va trovata, anche se non è superiore al disagio di chi percorre negli stessi fine settimana altre aree turistiche, come per esempio la Val Pusteria , con la differenza che là nessuno si sogna di chiedere una bretella autostradale A22 da Rio Pusteria a Dobbiaco.

Da parte nostra non finiremo mai di ripetere che la soluzione alle code non sta nel prolungamento dell’autostrada A27 fino alle porte di Pieve, che sposterebbe il tappo di pochi chilometri, con la conseguente paralisi di tutto il Cadore centrale e della valle del Boite fino a Cortina, bensì in una circonvallazione di Longarone e Castellavazzo e nella rivalutazione della ferrovia, che oggi è in stato di abbandono e a rischio chiusura per disinteresse degli amministratori locali e regionali più che per trascuratezza delle ferrovie, che, sappiamo, non hanno alcun interesse a tenerla aperta.

La circonvallazione di Longarone e Castellavazzo, almeno un primo stralcio, come più volte affermato, potrebbe essere già in funzione, visto che alcuni anni fa l’ANAS aveva messo a disposizione ingenti risorse; è stata maldestramente affossata dalle amministrazioni dei due Comuni interessati, appassionati sostenitori della soluzione autostradale proposta dall’assessore Chisso.

E adesso che le casse sono vuote?

Ci chiediamo se ci sia ancora qualcuno disposto a credere che il problema potrà venire risolto a costo zero per lo Stato (cioè per i cittadini contribuenti) dal Project Financing delle imprese attualmente all’esame del CIPE, ultimo passaggio procedurale.

L’inchiesta in corso da parte della magistratura – conclude il Comitato – su un giro presunto di fatturazioni false che ha coinvolto le imprese e che ha portato in carcere i loro vertici e la ex segretaria di Galan, sta mettendo in luce un giro di denaro “in nero”, e collusioni con la politica riferite a grandi opere con voragini nei bilanci pubblici.

Alla faccia dell’etica professionale, della trasparenza del libero mercato e della corretta concorrenza tra imprese!”

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