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Grillo, la stampa italiana e la resa dei conti. I vecchi partiti in Italia non vogliono vedere gli appestati. Mentre la Svizzera pettina i “gatti grassi”

Beppe Grillo a Belluno
Beppe Grillo a Belluno

Mentre i vecchi partiti guardano Grillo ancora increduli, attribuendo quel formidabile contagio del 25% agli “scherzi della vernaccia”, anziché alla peste che hanno addosso, l’occidente prosegue la sua corsa di civiltà allungando le distanze dal Belpaese. Ed è sintomatico che sia proprio la Svizzera, patria di banche e banchieri, ad aver dato una profonda “pettinata” ai “gatti grassi”, come vengono chiamati da quelle parti i dirigenti d’azienda super pagati. Il 68% degli svizzeri, infatti, hanno detto sì al referendum promosso da Thomas Minder, in forza del quale, da gennaio 2014 il potere di stabilire lo stipendio dei manager passerà dal consiglio di amministrazione all’assemblea degli azionisti, con verifica dei risultati. Basta quindi a casi come quelli della Swissair, fallita nel 2001 e ciò nonostante il suo ultimo amministratore Mario Croci ricevette quasi 10 milioni di bonus.

Questi forti segnali di cambiamento, per tornare in casa nostra, sono stati colti in forte ritardo anche dalla stampa “ortodossa”. Che solo all’indomani dei risultati elettorali con l’affermazione del Movimento 5 Stelle, pubblicava un editoriale in cui s’interrogava se fosse populista chiedersi – come ha fatto Grillo – “quali effetti del rigore governativo avessero subito l’onorevole Bondi o l’onorevole Cesa, mentre 800mila famiglie italiane chiedevano la rateizzazione delle bollette della luce e del gas” . O se, viceversa, erano populisti i sovrani inglesi che durante la II^ Guerra mondiale preferirono restare al Buckingham Palace di Londra sotto le bombe della Luftwaffe. Anziché svignarsela come il nostro re Vittorio Emanuele III dal porto di Ortona a Mare con un codazzo di generali (ndr). O ancora, se erano populisti gli ufficiali dello Stato maggiore tedesco che nell’autunno del ’42 decidevano di consumare a Berlino lo stesso misero rancio dei soldati senza speranza assediati a Stalingrado (Ernesto Galli Della Loggia – Corriere della Sera del 27 febbraio 2013). Solo che questa “difesa del vincitore” Grillo è un po’ tardiva ed il medesimo, dopo essere stato ignorato per anni dai media nazionali, non s’è scordato improvvisamente del trattamento ricevuto. E così, per restituire il favore, comincia a rilasciare un’intervista alla rivista tedesca Focus, costringendo la stampa italiana ad andarsi a leggere i fatti di casa nostra nella stampa estera. Tiè!

Allora arriva un garbato Beppe Severgnini, che nell’editoriale di oggi sul Corriere, fotografa i 163 parlamentari grillini (109 deputati e 54 senatori) età media 39 anni (32 alla Camera e 46 al Senato), 36% donne e l’88% laureati, “molti di loro appartengono alla generazione Erasmus” osserva, ossia quegli studenti che passano 6 mesi – un anno nelle università straniere e generalmente ne apprezzano civiltà ed assenza di nepotismo. E dopo aver “lisciato il pelo” al gattone genovese Severgnini chiude con una preghiera, nel tentativo di riacquistare la fiducia del leader 5 Stelle, dove dice “sapere quali sono le intenzioni di un sesto del Parlamento italiano leggendo le anticipazioni di un’intervista di Beppe Grillo alla rivista tedesca Focus è umiliante: per lui, per noi, per tutti”. Cosa pretende Severgnini, che Grillo invitasse a cena i giornalisti italiani dopo che è stato dagli stessi snobbato per anni?

Roberto De Nart

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