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martedì, Gennaio 19, 2021
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Montagna, l’abbandono iniziò nel 1866 * di Tomaso Pettazzi

Tomaso Pettazzi
Tomaso Pettazzi

Il libro di Gianni De Vecchi “La Stanga di Sedico” è molto interessante non solo per quel che riguarda la storia di quella antica locanda. In esso troviamo notizie curiose ed emblematiche sulla situazione delle vie di comunicazione e dei trasporti nell’800.

A pag. 140 si legge “Siamo a conoscenza che dopo il passaggio (1866) dall’Impero Austriaco al Regno d’Italia, la manutenzione della strada verso l’Agordino era trascurata. Così scrive don Piero Mugna nel 1873: ‘circa le strade da ultimo noto con dispiacere che generalmente sono in regresso. La stessa da Agordo a Belluno non è più quella di prima, e va ogni dì più deteriorando…’”

E a pag. 149 “A proposito di quest’ultimo servizio [trasporto passeggeri] con la vettura postale, così il giornale ‘La Provincia di Belluno’ scriveva il 5.12.1874: ‘Abbiamo inteso forti e giuste lagnanze venir mosse alla Impresa della Posta d’Agordo, perché non provvede di un lume le sue carrozze…’”

Non ho alcun rimpianto di appartenenza allo Stato Asburgico, ma è un fatto che fin da allora la prevalenza di una dirigenza politica lontana, accentratrice e con una mentalità ‘non’ montanara prese il sopravvento e la nostra Provincia cominciò subito a pagarne le conseguenze, non solo nel settore delle comunicazioni.

Ricostruire il sentire montano e renderlo principale protagonista del governo locale penso sia un impegno inderogabile per i Bellunesi di buona volontà.

Tomaso Pettazzi

 

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