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Luigi Da Pont, falco e colomba. 25 anni al servizio della Legione straniera e volontario dell’Avac

 

Luigi Da Pont
Luigi Da Pont

Oggi è presidente dell’Avac, l’Associazione volontaristica per attività cinofile di Santa Giustina, dodici volontari coadiuvati da sei cani addestrati, che si occupano di interventi di soccorso e ricerca di dispersi in zone di calamità, com’è avvenuto nel ’99 nel Kossovo, con la missione Arcobaleno. Ma negli anni sessanta, non dev’essere stato molto piacevole trovarselo di fronte come avversario, tra le dune del Sahara, in tenuta da combattimento ed armato fino ai denti. Luigi Da Pont, ex alpino del Battaglione Feltre, nel settembre del ’61 aveva venticinque anni. Egli avrebbe potuto scegliere di diventare un bravo artigiano, continuando l’attività di falegnameria nell’azienda di famiglia a San Gregorio nelle Alpi. Oppure avrebbe potuto decidere di andarsene in Canada, dove aveva già dei parenti ad attenderlo. Ma nella vita c’è chi ha il coraggio, la determinazione, oppure solo l’incoscienza di scegliere semplicemente ciò che gli piace: l’avventura ad ogni costo. E del resto, sono proprio le strade più rischiose ad essere le più affascinanti. Così diede retta ad un amico e si arruolò nella Legione Straniera. La mattina del 2 settembre del 1961, era a Nizza a riempire il modulo di arruolamento. Nei giorni seguenti superò le prove selettive di ammissione, tese a valutare le capacità e le inclinazioni di ogni aspirante. Dopodiché si imbarcò a Marsiglia, diretto in Algeria, a Sidi-Bel-Abbes, una città di 116 mila abitanti a 400 chilometri da Algeri, un importante centro di addestramento della Legione Straniera. Inizia così un’avventura lunga 25 anni, fino all’87, anno del suo congedo con il grado di maresciallo maggiore. Il tutto, meticolosamente registrato nel foglio matricolare, con tanto di date, luoghi, promozioni e reparti di appartenenza. Oltre ad un cospicuo medagliere, che testimonia i successi di carattere sportivo e quelli squisitamente militari, ottenuti per fatti d’arme. La storia di una vita nella leggendaria Legione Straniera, che Da Pont preferisce non svelare fino in fondo, omettendo quei dettagli che è facile intuire siano comuni a tante battaglie e tante guerre sporche, combattute laddove l’opinione pubblica francese, con le mamme in testa, non avrebbero tollerato per nulla al mondo di sacrificare i propri figli in nome del colonialismo, ad esempio.

Maresciallo Da Pont, ci può descrivere in quali occasioni si è guadagnato alcune di queste onorificenze?

“Appena arruolato, venni inquadrato nel reparto sportivo della Legione Straniera. Facevamo allenamenti tutti i giorni di corsa campestre e tiro per prepararci alle gare di pentathlon, alle quali partecipai indossando la maglia della Nazionale francese a Bordeaux. Questo mi valse la Medaglia d’argento degli sportivi (Jeunesse e des sports). Ma la più importante è senz’altro la Medaglia al valor militare, con la quale fui decorato per la missione nel Ciad del 1969. Rimanemmo lì per circa un anno, per sedare delle rivolte interne nella zona di frontiera a Nord, sul confine con la Libia. Ci furono molti scontri a fuoco ed in uno di questi, il 15 aprile del ’69, venni colpito da un proiettile espansivo, che mi spappolò un braccio. Seguirono 9 mesi di cure, poi grazie ad una serie di circostanze fortuite, ebbi salvo l’arto dall’amputazione già programmata. Delle 4 citazioni al valor militare, che ho avuto, la più importante è quella con palma, per l’operazione Ops/Shaba detta Operazione del leopardo nello Zaire nel maggio-giugno del ’78 (Seconda guerra del Shaba ndr). Avevo già lasciato definitivamente l’impegno agonistico nello sport, per rientrare nelle mansioni operative di soldato. Facevo parte del Secondo reggimento paracadutisti, circa 800 uomini che vennero impiegati su richiesta dello stato del Zaire per fermare l’invasione dei gendarmi del Congo, guidati da uomini cubani. Tutto si concluse in un mese, con 5 caduti e 10 feriti tra i legionari, per liberare le miniere di rame e zinco dove, tra l’altro, trovammo trucidati 131 europei civili che vi lavoravano. Un’altra onorificenza, per me importante, è la medaglia di Cavaliere dell’ordine nazionale, consegnatami per “atti meritevoli” in occasione dei 25 anni di servizio resi alla Francia.

 Lei è stato al servizio di uno dei più leggendari corpi d’élite, addestrati ad uccidere in qualsiasi situazione, senza troppi scrupoli. Come mai oggi si occupa di salvare le vite altrui?

Inizialmente è stata mia moglie ad avvicinarmi al volontariato. Poi, una volta che mi sono addentrato in questa nuova realtà per me sconosciuta, mi sono reso conto della necessità e dell’utilità di questo compito. Cerchiamo le persone disperse, interveniamo nelle calamità, con personale specializzato, in grado di attivarsi entro un’ora localmente, nelle 24 ore a livello nazionale e in 36-72 ore su chiamata internazionale. Anche qui, come vede, servono addestramento e professionalità, naturalmente finalizzati a scopi puramente umanitari. Chi fosse interessato a collaborare con noi, può contattarci all’indirizzo web avacfenrir@virgilio.it del sito www.avac.it

(06.10.2002 Roberto De Nart)

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