Sull’approvazione del Registro comunale che raccoglie le volontà di fine vita, approvato dal consiglio comunale di giovedì pomeriggio, interviene la dottoressa Francesca De Biasi, presidente della Commissione terza del Comune di Belluno.

“Le motivazioni della delibera dal precedente consiglio erano due. Il primo, quello di affinare alcune parti del formulario che è stato predisposto per il registro alla luce delle sensibilità dei consiglieri di terza commissione; il secondo, altrettanto importante, quello di dare il dovuto tempo alle sensibilità di ciascuno per elaborare una propria posizione sul tema del fine vita che andavamo a proporre. Allo scopo di fornire le dovute informazioni l’amministrazione organizzerà a breve un incontro pubblico. Per scongiurare fino all’ultimo tuttavia inutili fraintendimenti o posizioni demagogiche, si tiene a chiarire quanto segue.
Primo. Niente in questo documento ha a che fare con l’eutanasia e l’astensione da alcuni trattamenti, qualora la persona venisse a trovarsi in una delle condizioni descritte dal formulario, è già nelle possibilità di scelta del medico. Nelle scelte terapeutiche nel fine vita, il medico ha una certa discrezionalità rispetto alle terapia da intraprendere per prolungare, anche di qualche ora, la vita, e a quelle a cui astenersi, soprattutto se l’allungamento non è accompagnato da uno stato di benessere ma da sofferenza o incoscienza. Il formulario predisposto si rivolge ad una particolare e precisa condizione di vita, in cui ognuno di noi tra l’altro potrebbe venirsi a trovare, ovvero quella in cui una persona , in modo improvviso o progressivo, si trovasse in uno stato irreversibile di malattia, senza possibilità di miglioramento secondo le conoscenze scientifiche a disposizione, e senza la possibilità di comunicare il proprio volere rispetto alle cure. Non riguarda e non si rivolge alla persona suscettibile di miglioramento che si trova in uno stato transitorio di incoscienza o incapacità comunicativa , di non avere le cure necessarie per la sua guarigione.
Secondo. La scelta terapeutica è risultante di un’alleanza dove il medico è tenuto ad informare e dove il paziente, informato, sceglie. Se il medico nelle scelte di fine vita non ha un interlocutore, chi lo aiuterà a fare le scelte migliori per il suo paziente? Un familiare addolorato o la tecnologia medica con tutte le sue possibilità di prolungamento della vita, non sono gli interlocutori adatti a rispettare la disposizione del malato. Questo documento permetterà di restituire l’interlocutore al medico, anche attraverso il fiduciario nominato dal paziente, così da poter rispettate le volontà della persona che sta curando, tra tutte quella del non accanimento terapeutico, ma anche – possibilità offerta dal formulario – quella di avere assistenza religiosa, come nel post morte di avere o meno cerimonia religiosa o non, donare gli organi o essere cremato piuttosto che inumato. Si ricorda inoltre come il documento sia stato approvato dal Comitato Etico della nostra ULSS. Potrebbe il Comitato Etico di un’Azienda Sanitaria condividere qualcosa che è contro la deontologia medica e contro la legge?
Terzo. Per quanto concerne invece il suo uso è bene ricordare come compilare il formulario non è un obbligo, è una possibilità. Nessuno obbligato a sottoscrivere il formulario. Il documento è creato per dare libertà ai cittadini del nostro comune, non per toglierla. il registro è uno strumento per garantire alcune tutele ai nostri cittadini, sanciti dalla costituzione e dal codice di deontologia medica e dalla carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea.
Rispetto all’opportunità o meno che un’amministrazione comunale intervenga in questo senso sono d’obbligo alcune riflessioni.
Carl Jung diceva che “passata la mediana della vita, vive solo chi sa che dovrà morire.” Con altre parole si può dire che le cose non cessano di esistere perché noi non ci pensiamo e anzi, quelle più dolorose e pericolose per la salute del nostro reddito , del nostro corpo,dei nostri affetti, si acuiscono e prendono forma proprio se non si considerano nella loro realtà. Lo sa chi non si cura perché è convinto di non essere malato, chi non prende rimedi davanti a grandi perdite di gioco perché crede che prima o poi vincerà, chi non si avvicina al dolore di un proprio caro perché crede che prima o poi passerà, approfondendone così la sofferenza e la solitudine.
Detto questo nessuno può – si ha ragione – arrogarsi il diritto di entrare nelle decisioni intime della persona, e non v’è nulla di più intimo che il rapporto che un uomo ha con la condizione della malattia e la realtà della morte. La politica non può obbligare nessuno ad esprimersi in merito alle scelte di fine vita, ma allo stesso tempo ha il dovere di fornire al cittadino gli strumenti necessari affinché possa comunicare – anche quando non può usare la propria voce – le proprie disposizioni rispetto al momento forse più privato e intimo della propria vita, perché quello in cui si trova più solo.
Se ci si chiede se queste sono le priorità della nostra amministrazione, rispondo che il Comune non deve avere solo priorità materiali ma abbia anche responsabilità etiche e morali nei confronti dei propri cittadini. La politica guida la cosa pubblica con l’unico fine di servire i cittadini, e dunque tutto ciò che riguarda il rispetto della loro vita, dai primi attimi, agli ultimi, così come descritto dalla nostra costituzione , riguarda la politica.


