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domenica, Marzo 7, 2021
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Sparkasse acquisisce Banca Bovio. E i bellunesi cosa desiderano fare da grandi? * di Tomaso Pettazzi

Tomaso Pettazzi
Tomaso Pettazzi

Con la cessione del marchio Banca Bovio alla Sparkasse di Bolzano/Bozen giunge alla fine la storia secolare del credito bellunese. Che per la verità era già finita da anni, cioè da quando la famiglia Bovio cedette la proprietà alla Banca Sella. In questi ultimi tempi c’è stato un crescendo di segnali negativi nel campo creditizio. Ricordo l’insuccesso, due anni fa, della sottoscrizione di quote di una costituenda Banca di Credito Cooperativo di Belluno e Feltre: si cercavano 5 milioni di €, un’inezia, se si pensa ai depositi delle famiglie ed aziende bellunesi nelle agenzie cittadine degli istituti nazionali. Bastavano poche adesioni da parte di personaggi che a suo tempo vidi partecipare agli incontri del Comitato promotore. Ma tant’è, se anche il Presidente della CCIAA si era dichiarato contrario a tale iniziativa, l’entusiasmo non era così palpabile. E’ recente la notizia che Unionfidi Belluno si unirà (eufemismo!) a Fidimpresa Venezia; “per relazionarsi in modo efficace con gli istituti bancari”, afferma il presidente Zampieri. Io mi permetto di affermare che se fosse stata fondata la BCC di Belluno e Feltre le cose avrebbero potuto andare diversamente.

Ancora: Confindustria Belluno Dolomiti esprime critiche verso un sistema creditizio”esoso” verso i clienti in quanto a commissioni e tassi. Propongo anche a tale Associazione, che pure si dichiara a favore della nostra entità specifica, la stessa conclusione: una BCC locale avrebbe potuto fungere da calmieratrice. In definitiva tutti esprimono dubbi sui rapporti banche /imprese, ma nessuno aveva a suo tempo combattuto per la sua realizzazione. Da allora il mondo è cambiato più volte ed ora tutto sarà più complicato.

Unica stella in un firmamento che si spegne resta la Cassa Rurale ed artigiana di Cortina d’Ampezzo e delle Dolomiti

Nel frattempo s’è rafforzata la presenza di altre BCC ed Istituti creditizi trentini/altoatesini che si propongono con azioni energiche e competitive. Non tutto il male vien per nuocere.

Mi permetto comunque di chiedere ai Bellunesi (famiglie ed aziende) cosa desiderano fare da grandi. La domanda non è retorica: ricordo a tutti che sono un fautore del mantenimento della nostra Provincia, come entità sociale e storica, oltre che amministrativa. Ma in questo modo andremo davvero verso il nostro dissolvimento. Da sempre siamo bacino di raccolta di depositi da veicolare in impieghi in altre zone; così sarà in futuro e a maggior ragione.

Tomaso Pettazzi

 

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