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Aliquote Imu Belluno: il Lid non ci sta

Il movimento autonomista bellunese L’Intesa Dolomitica con la presente vuole esprimere le proprie perplessità in merito alle aliquote IMU stabilite dal Comune di Belluno nella propria la delibera n. 29/2012 ed in particolare in merito all’atteggiamento penalizzante assunto dallo stesso nei confronti dell’abitazione principale e degli alloggi di edilizia residenziale pubblica.

La delibera in parola, che ha fissato le aliquote IMU per l’anno 2012, dimostra come l’attuale giunta Massaro al fine di sopperire alla riduzione dei trasferimenti statali, ha fatto della pressione fiscale sugli immobili il proprio strumento principale di reperimento delle risorse, con una logica oggettivamente penalizzante nei confronti dell’abitazione principale ed in particolare di quella popolare.

Per vedere ciò basta scorrere le aliquote stabilite dalla delibera sull’IMU nella quale si evince come ad essere maggiormente colpiti sono incredibilmente quegli immobili che dovrebbero essere invece meno colpiti dalla tassazione: le abitazioni principali (in gergo la nostra prima casa) e gli alloggi popolari assegnati ad inquilini di fasce sociali bisognose.

L’aliquota sulle abitazioni principali è stata incrementata dal 4 al 5 per mille con un impatto molto pesante nei confronti di coloro che dispongono di un’abitazione semplicemente perché in essa ci vivono con i propri famigliari. Basti pensare che un’abitazione principale, a seguito di questo aumento di aliquota, vede più che raddoppiare l’importo del saldo rispetto all’acconto e tutto questo su un bene che è assolutamente primario e spesso frutto di sacrifici enormi da parte dei proprietari. E’ da notare inoltre che in Provincia di Belluno solo 6 comuni hanno osato incrementare l’aliquota sull’abitazione principale e molti l’hanno addirittura, e secondo noi giustamente, ridotta.

Il provvedimento che stupisce di più, e che in questi giorni fa eco sulla stampa locale, è però quello che fissa l’aliquota per i fabbricati di proprietà dell’Ater all’8 per mille con l’eventuale detrazione per gli alloggi regolarmente assegnati. Un alloggio di edilizia residenziale pubblica regolarmente locato ad un inquilino in base alle graduatorie di reddito viene pertanto tassato con un’aliquota superiore a quella base, fissata dalla legge al 7,6 per mille. Un’aliquota questa che invece viene per esempio applicata agli immobili commerciali (negozi, uffici ecc…) che quindi godono di una percentuale più favorevole di quella applicata agli alloggi popolari.

Basterebbe questo per esprime più di qualche perplessità sulla condotta del Comune, ma la voracità dello stesso verso l’immobile “casa di abitazione popolare” non si ferma qui. Infatti a seguito di una pressante opera di sensibilizzazione svolta per ottenere una significativa riduzione dell’insostenibile aggravio fiscale derivante dall’introduzione dell’IMU, in sede di conversione del D.L. n. 16/2012 (Salva Italia), è stato approvato un emendamento in base al quale non si applica la riserva della quota di imposta prevista a favore dello Stato, pari allo 0,38%, per gli alloggi di proprietà degli IACP comunque denominati (leggasi Ater), regolarmente assegnati. Una giusta e doverosa agevolazione su degli immobili di rilevanza sociale. Il Comune di Belluno invece ha interpretato la norma nel senso che la rinuncia della quota dello Stato non è assoluta ma è invece a favore del Comune. Per l’Ater quindi una doppio beffa; non solo il Comune di Belluno ha aumentato l’aliquota sugli alloggi popolari invece di ridurla come in tutte le sedi istituzionali viene consigliato di fare, ma ne pretende anche la quota a cui lo Stato rinuncia. In questo ambito le parole dell’assessore Santesso, pubblicate in un’intervista su Il Gazzettino di mercoledi 5 dicembre, sono alquanto preoccupanti in quanto di fatto ammettono che i provvedimenti presi vanno nella direzione di mettere in dissesto l’ente che gestisce le case popolari.

Non vogliamo entrare nel merito della correttezza della pretesa del Comune della quota IMU alla quale lo Stato rinuncia (anche se leggendo la norma e basandosi sulla sua ratio sembra evidente che la rinuncia dovrebbe essere stata pensata per favorire l’ente delle case popolari), rispetto alla quale si pronuncerà il TAR; qui ci preme sottolineare come la logica politica dall’attuale maggioranza in Comune di Belluno applicata alle scelte di tassazione del patrimonio immobiliare sia alquanto criticabile in quanto tutta orientata a penalizzare gli immobili con maggiore rilevanza sociale: abitazione principale e alloggi popolari.

Non si capisce perché le risorse, le quali da mesi l’attuale maggioranza ne sottolinea la scarsità, debbano essere prelevate presso categorie sociali deboli mentre si salvano, mantenendo un’aliquota di base al 7,6 per mille, tutti gli immobili catastalmente riconducibili ad attività industriali ed aree fabbricabili.

 

 

 

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