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La minestra riscaldata delle Lega Nord, che sottovoce ripropone l’indipendenza del Veneto, ma nella legalità. L’intervento del segretario provinciale Diego Vello

Finito il matrimonio d’interesse con il Pdl di Berlusconi, la Lega Nord ritorna all’attacco con uno dei suoi vecchi cavalli di battaglia, divenuti oramai vecchi ronzini da accudire con pietà: l’indipendenza del popolo veneto. Questa volta però, la ricetta viene allungata e addolcita per una migliore digeribilità, e quindi niente più le famose 300mila doppiette di Bossi o altre sparate per guadagnare i titoli dei giornali. Ma solo un sobrio invito ad aprire le procedure per la consultazione popolare, nel pieno rispetto della legalità.

Diego Vello

<<Ieri il Consiglio Regionale del Veneto ha tracciato una nuova via per i cittadini della nostra regione. – scrive il segretario provinciale della Lega Nord Diego Vello – Una pagina di storia che è un primo passo verso una cammino di maggiore autonomia per i nostri territori. I numeri esposti dall’Assessore Roberto Ciambetti hanno evidenziato la grande piaga che affligge il Veneto – prosegue Vello – ,l’accentramento del sistema italiano che ogni hanno vede incrementare il residuo fiscale tra ciò che versiamo e quello che ci viene restituito sotto forma di trasferimenti economici e di servizi.

Su 73 miliardi di euro di flusso fiscale (dati del Ministero dell’Economia 2010) vediamo ritornare sul territorio solo 51 miliardi, un residuo fiscale di oltre 20miliardi di euro che potrebbero essere reimpiegati in Veneto a favore di Imprese, Giovani e una reale programmazione che oggi, a causa della mancanza di soldi, obbliga le amministrazioni a tagliare ogni genere di servizio.

Chi dice che il Veneto è una regione senza soldi sbaglia! Il Veneto è una regione ricca dove versano amministrazioni periferiche e un popolo che vive da povero e la colpa è del sistema statale che invece di favorire autonomia e decentramento, accentra tutta la fiscalità su Roma.

Ieri, quindi, la risoluzione 44 apre la possibilità di un referendum che sancisca l’autodeterminazione del popolo Veneto, un processo consentito dalla comunità internazionale che vedrà la nascita di un comitato specifico per valutare quale sia la via migliore per procedere con tale consultazione restando nella legalità.

Unica voce stonata solo quella del PD che ha preferito non votare questa risoluzione dimostrando ancora una volta la natura di questo partito. Chi crede alle voci autonomiste del PD da ieri si è ricreduto sulla reale anima politica di questo partito che sui territori si definisce autonomista e alla prova del voto non lo è.

Alle parole di Segio Reolon (PD) che ha considerato un “atto di provincialismo isolare il Veneto con una richiesta di indipendenza” e ha sottolineato che la volontà di una consultazione di questo tipo, come da risoluzione, sia un “atto di estrema debolezza” facendo intendere che l’obbietto del PD è quello di costruire una “Europa cosmopolita”, sono seguite in risposta quelle del capogruppo della Lega Nord Federico Caner : “Cosa c’è di più alto e democratico che sentire il popolo?”.

Per una volta che il popolo Veneto poteva trovare una sinergia tra gruppi politici su un tema comune proprio il PD ha sposato la tesi meno autonomista e contraria all’autodeterminazione dei popoli, sancita tra l’altro dalle Nazioni Unite.

Della serie – conclude Vello – a Belluno facciamo i “provincialisti autonomisti” e alla prova del voto comportiamoci in maniera opposta>>.

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