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mercoledì, Ottobre 21, 2020
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Le riflessioni dell’ex assessore Tiziana Martire sul caso Nis

C’è un saggio di Bobbio che mi è sempre piaciuto molto e secondo il quale la mitezza è una virtù sociale che consiste “nel lasciare essere l’altro quello che è” (da: “l’Elogio della mitezza” di Norberto Bobbio).

In testa ho anche un altro libro di Bobbio, “Destra e sinistra”, che mi è stato dato a suo tempo da un caro amico.

Mitezza e superamento dei dualismi. Interessante!

Certo è che entrambi presuppongono una cosa: il coraggio della verità, ossia capacità di ascolto, di analisi e di scelta.

Che cosa ci sia nel cercare benevolenza, anche e soprattutto politica, distorcendo la verità pur di usare un linguaggio cosiddetto semplice e comprensibile ai più, ritenendo “I Più”, “il popolo”, “ la gente comune”, quindi i cittadini sempre e a priori incapaci di capire, questo proprio non mi va giù.

Ovviamente ci vuole anche un minimo di competenza e di rispetto, soprattutto per evitare i controsensi madornali che hanno il sapore della presa in giro. O della giravolta politica.

Grandioso è l’articolo apparso su un quotidiano bellunese dove si dicono cose che fanno pensare l’esatto contrario.

Sportivamente Belluno non ha problemi? Solo se l’attuale amministrazione comunale non fa fallire Nis.

Sportivamente Belluno ha un bilancio in utile? Solo perché si è attuata la scissione “galeotta” da Nis.

Che cos’era Nis prima della scissione? Una società in perdita che gestiva tutti gli impianti sportivi cittadini (quelli che danno utile di gestione, ma solo perché sugli impianti non vengono calcolati gli ammortamenti) e tutti gli impianti di risalita (quelli che danno perdita perché sugli impianti si calcolano gli ammortamenti).

Quindi, è una fortuna che questa amministrazione si sia trovata con la scissione “galeotta” già fatta.

Forse il sindaco non sa che questa operazione che secondo lui “ha portato alla morte della Nis” non l’ho scelta a casaccio: sempre aperta al confronto, sono andata alla ricerca di conferme in merito alla bontà dell’operazione presso esperti di cui, in tutti questi anni di professione, ho potuto constatare la competenza. E, in questo difficile percorso decisionale, la conferma più autorevole e che mi ha tolto ogni residuo dubbio sulla validità della scissione l’ho avuta dal Professor Erasmo Santesso.

Altra “perla”: il fantomatico obbligo di legge di procedere al fallimento “per non distrarre i soldi dovuti ai creditori”.

C’è proprio da spiegare il perché il fallimento non salvaguarda i creditori?

Come si fa a dire che non c’è altra strada di fronte a una novellata Legge Fallimentare, che indica strade nuove proprio per evitare il più possibile la scelta del fallimento? Come infatti ha giustamente ricordato l’ex Sindaco Prade, una possibile scelta poteva ricadere sul concordato preventivo con continuità aziendale, che permette la prosecuzione dell’attività con conferimento dell’azienda in esercizio in una società anche di nuova costituzione. Tra l’altro, la legge permette di depositare una domanda di concordato “in bianco” (ossia senza un piano, da depositarsi entro 60/120 giorni), che consente di beneficiare degli effetti protettivi del deposito della domanda di concordato preventivo senza che i tempi di preparazione della proposta aggravino la situazione. Questi benefici sono il divieto di iniziare o perseguire azioni esecutive o cautelari da parte dei creditori (ossia, non possono fare domanda di fallimento).

Sul piano di rilancio mediante il “contenimento delle spese energetiche con l’utilizzo di fonti alternative”, già ampiamente studiato da noi, mi riservo di ritornare prossimamente.

Tiziana Martire ( www.tizianamartire.it)

 

 

 

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