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Premio Cortina e Premio della Montagna: il 30 agosto al Cinema Eden la finale

Cortina d’Ampezzo. Donne, giovani, esordienti, ma anche grandi talenti consolidati: difficile incasellare in un’unica categoria gli scrittori che sono stati scelti come finalisti assoluti del Premio Cortina d’Ampezzo e del Premio della Montagna Cortina d’Ampezzo 2012, il riconoscimento letterario presieduto da Vera Slepoj, psicologa e scrittrice, e organizzato con il cortinese Francesco Chiamulera. I presidenti delle due giurie del Premio, Gian Arturo Ferrari, Presidente del Centro per il Libro, e lo scrittore e giornalista Arrigo Petacco, hanno dato comunicazione dei libri che andranno in finale il prossimo 30 agosto a Cortina.

La Giuria del Premio Cortina d’Ampezzo (premio per la migliore opera di narrativa nazionale), guidata da Ferrari, ha selezionato le seguenti opere:

 

Edoardo Albinati, Vita e morte di un ingegnere (Mondadori)

Antonio Monda, L’America non esiste (Mondadori)

Nadia Scappini, Le ciliegie sotto il tavolo (Marietti).

La Giuria è composta dal direttore di Videonews Claudio Brachino, la scrittrice e critica letteraria Nadia Fusini, il Vicedirettore di Panorama Walter Mariotti, il filosofo Giacomo Marramao, il presidente di Mario Mele & Partners Mario Mele, il direttore di Style Carlo Montanaro, Alberto Sinigaglia del quotidiano La Stampa, il Presidente di Salmoiraghi & Viganò Dino Tabacchi, il Rettore dell’Università di Padova Giuseppe Zaccaria.

La Giuria del Premio della Montagna – che premia l’opera di narrativa o di altro genere che abbia a tema o che si ispiri alla Montagna –, guidata da Petacco, ha selezionato le seguenti opere:

Devis Bonanni, Pecoranera (Marsilio)

Silvano Faggioni, Theodor Christomannos. Geniale pioniere del turismo nelle Dolomiti (Reverdito)

Marco Albino Ferrari, Alpi Segrete (Laterza)

 

Nella Giuria siedono il presidente del Parco Naturale delle Dolomiti d’Ampezzo Gianfrancesco Demenego,

l’Assessore alla Cultura del Comune di Cortina Giovanna Martinolli, la scrittrice Milena Milani, Giuliano Pisani, già Assessore alla Cultura del Comune di Padova, l’editorialista del Corriere delle Alpi Ennio Rossignoli, la storica animatrice della cultura a Cortina Clelia Tabacchi Sabella, la Famiglia Sovilla, la giornalista e scrittrice Marina Valensise, Marino Zorzato, Assessore alla Cultura e Vicepresidente della Regione del Veneto.

L’appuntamento, ora, è fissato per il 30 agosto 2012, per la finale del Premio Cortina d’Ampezzo, ovviamente nella Regina delle Dolomiti, con la proclamazione a sorpresa dei vincitori nelle due categorie. La cerimonia è fissata per le ore 18.00, presso il Cinema Eden. A seguire, la sera del 30, la tradizionale cena di gala a inviti, nella splendida cornice dell’Hotel Cortina, affacciato sulla Regina delle Dolomiti.

 

Premio Cortina d’Ampezzo EDIZIONE 2012 I FINALISTI:

Edoardo Albinati Vita e morte di un ingegnere (Mondadori).

Antonio Monda L’America non esiste (Mondadori).

Nadia Scappini Le ciliegie sotto il tavolo (Marietti).

 

Edoardo Albinati, Vita e morte di un ingegnere (Mondadori)

A cosa serve un padre? E cosa resta di lui se non un mito? C’era una volta un’Italia attiva e industriosa, attraverso cui scorrazzavano sulle loro Alfa Romeo uomini di multiforme ingegno: gli imprenditori. L’ingegner Albinati era uno di questi, prototipo di una razza al tempo stesso serissima e scanzonata, di pionieri del benessere e fumatori accaniti. Ma la sua spinta vitale all’improvviso cambia di segno trasformandosi in malattia, che lo divora e se lo porta via in nove mesi, in una paradossale gestazione al contrario. “Vita e morte di un ingegnere” racconta il decadimento fisico e le ossessioni, le vane speranze, e poi tentennamenti, slanci e rimorsi. In una memoria di crudele precisione, nutrita di tutto il risentimento e dell’amore che si può nutrire verso un padre che non hai abbracciato una sola volta in vita tua, Edoardo Albinati ricostruisce la lunga fuga di un uomo talentuoso attraverso i corridoi del boom economico, i doveri della famiglia, le aspirazioni segrete e indicibili, e infine il male che obbliga a chiedersi: chi sono? Cosa ho vissuto a fare? Chi ho amato veramente? Ritrovato il ritratto del padre in frantumi, Albinati ha provato pazientemente a ricomporlo. Inseguendone la parabola umana negli anni dell’affermazione e poi nel doloroso epilogo, le sue pagine ridanno vita a una generazione di uomini instancabili che hanno costruito e al tempo stesso disfatto la loro vita, pagando questa impresa con un’incolmabile distanza dai propri figli.

Edoardo Albinati è nato a Roma nel 1956. Ha pubblicato libri di narrativa e poesia, tra cui Il polacco lavatore di vetri (Longanesi 1989), Orti di guerra (Fazi 1997), Maggio selvaggio (Mondadori 1999), 19 (Mondadori 2000), Sintassi italiana (Guanda 2001), Il ritorno (Mondadori 2002), Svenimenti (Einaudi, 2004), Tuttalpiù muoio (Fandango, 2006), Guerra alla tristezza (Fandango, 2009).

Nel 2012 esce per Mondadori Vita e morte di un ingegnere.

Dal 1994 Albinati lavora come insegnante presso il penitenziario di Rebibbia, a Roma.

 

 

 

Premio della Montagna Cortina d’Ampezzo EDIZIONE 2012

 

I FINALISTI:

 

Devis Bonanni Pecoranera (Marsilio)

 

Silvano Faggioni Theodor Christomannos. Geniale pioniere del turismo nelle Dolomiti (Reverdito)

 

Marco Albino Ferrari Alpi segrete (Laterza).

 

Devis Bonanni, Pecoranera (Marsilio)

 

Ha solo vent’anni Devis, quando in lui scocca la scintilla: vivere altrimenti è possibile. All’inizio è solo un sentimento, un’aspirazione, che a poco a poco si trasforma in concreto progetto di vita. Inizia così la sua avventura: da un piccolo orto senza aver mai visto prima una pianta di pomodoro, coltivando patate e cereali per ritrovare un contatto più immediato con la Natura e realizzare una prima, rudimentale forma di autosufficienza alimentare, accompagnata da uno stile di vita semplice ed ecosostenibile. Passa un po’ di tempo e a chi prevede che presto si stancherà di tutto ciò risponde con un atto irrevocabile: a 23 anni si licenzia dall’impiego come tecnico informatico e si trasferisce in una casetta prefabbricata riscaldata da una stufa a legna per dedicarsi a tempo pieno a quella che battezza “vita frugale”. Sono gli anni della crociata solitaria, caratterizzati da avventure e disavventure di ogni tipo, da episodi epici e tragicomici. Sono gli anni in cui nasce e matura un rapporto simbiotico con la Natura e i suoi elementi. E proprio quando le forze sembrano esaurirsi e l’entusiasmo delle prime stagioni vacilla, in Devis matura la convinzione che non potrà proseguire oltre senza condividere con altri il suo cammino.

 

Devis Bonanni classe 1984, è nato e cresciuto in Carnia, una regione montuosa ai confini nord-orientali delle Alpi di cui si sente abitante antico e moderno, indigeno e forestiero allo stesso tempo. A ventitré anni visita alcune esperienze di ecovillaggi in Italia e all’estero e decide di abbandonare l’impiego come tecnico informatico per intraprendere un cammino più in sintonia con la Natura. Si inventa contadino a tempo pieno e intuisce la possibilità di realizzare una prima rudimentale forma di autosufficienza alimentare accompagnata da uno stile di vita frugale ed ecosostenibile. Da quest’esperienza scaturisce il progetto Pecora Nera, con l’intento di coinvolgere altre persone nella realizzazione di una rete comunitaria ecologica e solidale. Dal 2003 racconta la sua esperienza sul blog www.progettopecoranera.it.

 

 

Silvano Faggioni, Theodor Christomannos (Marsilio)

 

Theodor Christomannos ci fa da guida turistica in un appassionante viaggio nelle vallate alpine. Lo straordinario pioniere del turismo d’alta quota ci accompagna a piedi, in carrozza o con una delle prime automobili lungo i tornanti di nuove strade che lui stesso ha fatto realizzare per consentire alle genti di montagna di uscire dal loro isolamento. Resteremo incantati dai paesaggi cui andremo incontro, che siano i ghiacciai dell’Ortles o le superbe vette dolomitiche. Theodor Christomannos fu personaggio esuberante e passionale, stimato dagli uomini e amato dalle donne. È da un grande amore che nacque la figlia Cléo, divenuta la prima icona fotografica a livello mondiale. È dal desiderio di creare qualcosa di speciale per promuovere il turismo in montagna che spuntò l’idea di una grande strada che attraverso i passi dolomitici fosse in grado di collegare Bolzano a Cortina e a Dobbiaco. Con un entusiasmo fuori del comune e una straordinaria determinazione riuscì a superare ostacoli politici o burocatici e a vincere resistenze di qualsiasi genere. In questo viaggio ideale in compagnia di Christomannos avremo modo di apprezzarne la straordinaria mentalità innovativa, soprattutto quando entreremo, serviti e riveriti, nei saloni di quei grand hotel da lui stesso ideati all’insegna della sacralità dell’ospite.

 

Silvano Faggioni è nato a Malles Venosta (Bolzano) nel 1949. Giornalista con esperienze pluriennali in quotidiani e alla RAI, ha due grandi passioni: la Mitteleuropa e la gastronomia. Nel primo caso l’interesse è da tempo concentrato sull’Ottocento e sulla Belle Epoque, nel secondo, invece, sull’evoluzione della cultura gastronomica in rapporto allo sviluppo del turismo, soprattutto nella regione dolomitica. Con la casa editrice Reverdito, in quasi trent’anni, ha pubblicato una decina di libri, proprio su questi argomenti.

 

 

Marco Albino Ferrari, Alpi segrete. Storie di uomini e montagne (Laterza)

 

Quando si dice Alpi, i più pensano subito alle solite (poche) cime famose: il Cervino, il Monte Bianco, il Gran Paradiso, le Dolomiti. Oppure alle località turistiche più alla moda: Courmayeur, Cervinia, Madonna di Campiglio, Cortina. In realtà questi luoghi dell’industria del turismo non sono che spazi circoscritti. Oltre alle montagne da cartolina, si apre, infatti, il vasto ‘mare alpino’, un mondo appartato, in gran parte sconosciuto, sempre più marginale e ormai semi-abbandonato dopo lo spopolamento degli anni Sessanta-Settanta. Marco Albino Ferrari, che nel corso degli ultimi vent’anni ha percorso tutte le Alpi, racconta molte storie di questi luoghi e ci accompagna fra meraviglie ormai destinate a sparire nell’oblio, fra i ricordi dell’antica società montanara e l’epica della scoperta delle alte quote. Torna alla memoria la vicenda di Riccardo Cassin, fra i maggiori alpinisti italiani della prima metà del Novecento, e i suoi compagni che morirono per sfinimento durante la discesa da Pizzo Badile; rivive l’epopea dei raccoglitori di capelli della Valle Maira; o si torna sui luoghi delle balie montanare e delle loro tristi storie di donne-mucca delle montagne. O ancora si ripercorrono le tracce di Giuseppe Šebesta, figlio di un soldato cecoslovacco di stanza a Trento durante la Grande Guerra e di una ragazza trentina, ideatore del Museo degli usi e costumi della gente trentina a San Michele all’Adige, il più importante museo etnografico delle Alpi.

 

Marco Albino Ferrari (1965), ha fondato e dirige la rivista “Meridiani Montagne”, ha scritto sceneggiature per la radio e il cinema e realizzato documentari. Collabora con il quotidiano “La Stampa”. Ha diretto il mensile “Alp” e ha collaborato con la casa editrice Einaudi. Per la Vivalda editori ha curato la collana “I Licheni”. Ha pubblicato alcuni libri tra cui Frêney 1961 (Vivalda, ‘96), Il vuoto alle spalle (Corbaccio 2000), il romanzo storico Terraferma (Corbaccio, ‘02), In viaggio sulle Alpi (Einaudi, ‘09), La sposa dell’aria (Feltrinelli, ‘10).

 

Con il Premio Internet Cortina d’Ampezzo, invece, sarà direttamente il popolo del web a scegliere la propria opera preferita, attraverso una libera votazione. Autori e lettori possono così esprimersi e anche proporre un’opera alla selezione degli utenti della Rete, nel corso di queste prossime settimane. Si può votare su www.premiocortina.it .

 

Antonio Monda, L’America non esiste (Mondadori)

Primi anni Cinquanta, in un piccolo paesino del Meridione d’Italia. Maria e Nicola sono due fratelli appena ventenni: troppo giovani per rimanere soli al mondo, e giovanissimi per attraversare l’oceano fino al Nuovo Mondo. Eppure è proprio quello che la vita dà loro in sorte. Rimasti improvvisamente orfani, vengono affidati a uno zio che ha fatto fortuna in America. Ed è già durante il lungo viaggio sul transatlantico che la loro diversa indole si manifesta: Maria è una sognatrice, legge in ogni spruzzo d’acqua dorato dal sole una promessa, ma è di fatto indifferente al continente misterioso che le si spalanca davanti. Nicola, invece, è teso, febbrile, inquieto, avido di vita e di esperienze, e impiega poco per venire a patti con le sue origini e lanciare la sua sfida a New York, come Lucien de Rubempré la lanciò a Parigi nelle Illusioni perdute di Balzac. Siamo nel momento euforico del grande risveglio artistico e culturale, dopo la Guerra, ma già con le ombre del maccartismo che si allungano sui grattacieli sfavillanti di Manhattan. Siamo nel momento in cui tutto sta accadendo – da Jerome D. Salinger a Tennessee Williams, da Jackson Pollock a Mark Rothko, da Elia Kazan ad Arthur Miller, da Jersey Joe Walcott a Rocky Marciano… tutti sono sul ring che cambierà il Novecento -, e tutto può rivelare all’improvviso il suo volto più oscuro. Nella ricerca del proprio ruolo nel Nuovo Mondo, i due fratelli sceglieranno strade opposte, e nei loro destini incrociati è racchiuso il senso segreto di una città favolosa. Antonio Monda ci regala una storia sinuosa e avvincente, pervasa da un’intensa spiritualità. Un romanzo sull’America, i suoi miti e le sue ombre, il suo sogno, la sua realtà.

 

Antonio Monda insegna alla New York University e collabora al quotidiano “la Repubblica”. Vive a New York con la moglie Jacquie e i figli Caterina, Marilù e Ignazio. Ha pubblicato i saggi La magnifica illusione (Fazi 2003), The Hidden God (MoMA 2004) e Tu credi? (Fazi 2006). Da Mondadori ha pubblicato il romanzo Assoluzione (2008), i racconti Hanno preferito le tenebre. Dodici storie del male (2010) e il libro intervista con Ennio Morricone Lontano dai sogni (2010).

 

Nadia Scappini, Le ciliegie sotto il tavolo (Marietti)

Una storia del nostro tempo sullo sfondo di due terre, il Polesine e l’Istria, annodate in un intreccio di radici e sentimenti. Livio, figlio di profughi istriani, con un vissuto doloroso alle spalle, che faticosamente cerca una sua identità e un luogo fermo dove esprimerla e lo trova in un piccolo paese della pianura padana, Giacciano, in età ormai matura; Cosetta, ferrarese di nascita, che ritorna nella sua città d’origine, nella fumana, dopo un faticoso percorso tra l’Italia e la Francia per ritrovare se stessa in seguito alla perdita del marito in circostanze drammatiche. Cuore del racconto è l’acquisto da parte di Livio di una casa, la casa, che si fa centro di un orizzonte in una terra, un paesaggio finalmente percepiti come familiari e rivelatori di un’origine, una radice sacra. Luoghi disertati dallo sviluppo della modernità e proprio per questo di rara bellezza. Una bellezza che dice ancora le cose, che riporta all’essenziale, ma richiede uno sguardo e un desiderio profondi, favoriti, nel caso di Livio, dall’esperienza del dolore e della solitudine. In questo contesto e in questa situazione psicologica avviene l’incontro con Cosetta, che scardina le certezze appena acquisite dal nostro protagonista, ma apre orizzonti del tutto inattesi di insperata pienezza affettiva. Lo stesso accade a Cosetta, ormai rasserenata e quieta nella sua città, con una vita intensa tra affetti familiari, solide amicizie e l’impegno saltuario in un negozio di mobili, luogo galeotto per l’incontro con Livio alla ricerca di una cucina “speciale” per la nuova casa. Incontro anche per lei origine di uno sconvolgimento e del successivo lento ripensamento di vita futura. Il tutto si snoda tra scenari diversi, tra dialoghi e monologhi interiori e numerosi piccoli e grandi personaggi che attraversano, movimentano e arricchiscono la storia dei protagonisti. Per condurre le fila della vicenda, che oscilla tra paura e orgoglio, Heimat e diaspora, passato e presente nel segno di una dualità costitutiva, efficace la doppia focalizzazione del punto di vista. Ciò che ha permesso di incidere sul movimento nel tempo e nello spazio, al fine di renderne l’inquietudine e la drammaticità e di avviare, gradualmente, al lieto fine.

Nadia Scappini, (Bagno di Romagna, 1949) vive e lavora a Trento. Studi classici, insegnamento nei licei di Trieste e Trento, si occupa di divulgazione culturale, scrittura e critica. Ha pubblicato varie raccolte di poesia, la più recente è Il ruvido mistero (Miano, 2008) e un saggio su preghiera e poesia e tuttavia Ti cerco (Milano, 2008). Suoi interventi critici, racconti e poesie sono pubblicati su diversi testi e riviste, tra cui “Il clanDestino”, di cui è redattrice e i quotidiani “l’Adige” e “Il Trentino”.

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