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domenica, Ottobre 25, 2020
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Domenica con Gli amici della bicicletta per vedere le memorie del territorio

“Le memorie di un territorio”. Un percorso in bici nei luoghi e nelle memorie di un territorio ricco di storia, segnato dalle difficoltà e dalla forza della sua gente.

Ritrovo: Belluno: piazza dei Martiri ore 8.00. Rientro previsto: ore 17.00 circa. Lunghezza: km 50 circa, quasi tutto su strade asfaltate, brevi tratti di sterrato. Difficoltà: facile – possibile tratto su sentiero con bici a mano. Bici richiesta: bici con cambio, buoni freni e copertoni, camera d’aria di ricambio; consigliato il casco. Pranzo: al sacco.

Referente: Marcella 333 8582634 marcigris@gmail.com

Nell’ambito di un generale interesse verso le specificità di zona e le attività del passato della provincia di Belluno, connesse in particolare modo con l’uso dell’acqua, andremo a pedalare nei luoghi che videro vivere e lavorare gli Zatèr ed i Menadàs di Codissago e gli Scalpellini di Castellavazzo.

Vedremo alcune tracce dei tanti “passaggi” che, nel tempo, hanno identificato questa zona del bellunese come importante nodo di interesse strategico. Zona in cui il pesante sfruttamento dell’acqua è divenuto un elemento quanto mai fondante della vita quotidiana di ogni persona. Salendo per Soverzene, all’imbocco della Val Gallina e della sua diga, attraverseremo Provagna e Dogna, passeremo allo sbocco della forra del Vaiont, dominata in alto dalla diga ed entreremo nel paese di Codissago, dove andremo a visitare il museo degli Zatèr. Il museo è nato nel 1982 per volontà della “Fameja dei Zater”, associazione che si occupa di favorire il recupero del patrimonio storico, culturale e sociale del mondo del legno che si è sviluppato lungo il corso del fiume Piave. E’ sede del Centro Internazionale Studi sulle Zattere e, con le sue dieci sale espone più di 1000 oggetti, tra cui modelli di zattere locali e di altre nazioni; foto, documenti d’epoca; una raccolta completa delle attrezzature in uso a Boscaioli, Carradori, Menadàs, Segantini e Zattieri; slitte; modelli di risine; stue; battipalo; cidoli e segherie.

Da Codissago ci porteremo nel piccolo centro di Castellavazzo, oggetto di un recente, attento, intervento di recupero e restauro urbanistico. Di qui, salendo per un breve tratto sterrato, affiancheremo l’ex cementificio, particolare esempio di archeologia industriale, operante negli anni quaranta e cinquanta per opera della società “Calce Bellunese”, che sfruttava le numerose cave di marna e calcare della zona. Proseguendo su un antico percorso di probabile epoca paleoveneta preromana, andremo a visitare i ruderi dell’antica fortezza in località Gardona (il fortilitium Gardonae). Di curiosa forma a pianta triangolare, era in origine, una delle tante torri di avvistamento dislocate lungo il Piave.

Trasformata in fortezza nel 1171, apparteneva, con il castello di S. Giorgio a Soccher, al sistema difensivo della Contea di Belluno nel Trecento. Da questo luogo infatti si domina la valle del Piave, ora con il ponte-canale del sistema idrico Alto Piave-Boite-Maè.

Sempre a Castellavazzo, nel primo pomeriggio andremo a visitare il Museo degli Scalpellini. Nato nel 1972, gestito dall’Associazione “Pietra e Scalpellini di Castellavazzo”, il museo raccoglie la documentazione di quella che un tempo era la principale attività del paese, ovvero l’estrazione e la lavorazione della pietra, sia nelle cave locali sia in altre parti del mondo, ad opera di maestranze locali. Il museo è organizzato in 5 aree tematiche: storia e geologia, il “ruolo” dell’elemento pietra nel tempo, l’uso della pietra nel quotidiano, le tecniche estrattive della pietra e la indissolubile, stretta connessione della pietra con il paese di Castellavazzo. Con una breve salita, dal sagrato della Chiesa di S. Quirico e Giulitta, si potrà vedere bene uno dei siti di estrazione della pietra, la cava “dei Ga’”, attiva fino agli anni sessanta, dove l’estrazione avveniva per “fette”, non per blocchi, secondo le esigenze degli scalpellini. Questa, come molte altre nella zona, sono delle ferite inflitte al territorio dalla sua gente, per necessità di sopravvivenza. Gli Scalpellini però, da abili artigiani quali erano, hanno saputo intagliare lastre di pietra ma anche fregi, colonne, fontane, abbellendo le nostre città e dando dignità ed onore anche a quei solchi destinati a rimanere indelebili. Sarà uno spunto di riflessione personale su quale sia oggi il giusto modo di utilizzare le risorse naturali di un territorio. Forse così la nostra gita non sarà solo un viaggio nelle memorie del passato. Il ritorno è previsto in destra Piave, per gli abitati di Faè, Fortogna (passando di fianco al cimitero delle vittime del Vajont), ciclabile Nuova Erto-Safforze e rientro a Belluno.

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