Un filo di speranza attraverso una proposta di sostenibilità, ha legato lo scorso fine settimana Feltrino e Cadore. Sabato a Tomo (Feltre) si è tenuta l’iniziativa organizzata da Coltivare Condividendo e dai ragazzi della Skasera. Oltre a visitare l’orto comune e a osservare in campo problemi e successi in un annata decisamente particolare, è stato compiuto un atto di disobbedienza civile contro la politica della Comunità Europea che penalizza sempre più sementi antiche e coltivazioni tradizionali favorendo l’agroindustria e le grosse multinazionali.
“Ma si è soprattutto dato vita a un fruttuoso dibattito – affermano gli organizzatori dei gruppi Coltivare Condividendo, Skasera e Associazione DolomitiBio – stimolato anche dalla presenza del neo assessore all’Agricoltura del Comune di Feltre Valter Bonan. Un dibattito molto vivo e partecipato che ha visto seduti fianco a fianco “vecchi” padri del biologico bellunese come Toni Vago e giovanissimi coltivatori, appassionati e piccoli auto produttori locali e non solo.
E’ emersa con forza – proseguono i promotori dell’iniziativa – l’esigenza di puntare su un’agricoltura sostenibile, rispettosa di ambiente, territorio, biodiversità, paesaggio, salute. Incentrata su varietà locali e tecniche di coltivazione biologiche. Un qualcosa di fondamentale è un valore aggiunto per la nostra zona. Un agire che si interseca e aumenta le potenzialità di turismo e artigianato sostenibili, che crea lavoro di qualità e induce ad investire nella cura della nostro territorio, della identità, del paesaggio tipico della Valbelluna.
Un’agricoltura che guarda al futuro, alla cosiddetta green economy e che si differenza da un agroindustria impattante e zeppa di pesticidi, concimi e diserbanti dall’indubbio impatto ambientale. Un’agricoltura, quella sostenibile, che ha a cuore la fertilità del suolo, il paesaggio, la salute. Che rende uniche le produzioni locali e non è costretta a dipendere dalle fluttuazioni delle borse mondiali. Un’agricoltura che informa e costruisce consapevolezza, relazioni tra chi produce e chi acquista, che fuga ogni ambiguità e si basa su chiarezza e fiducia. L’agricoltura che accompagna ogni cittadino cosciente.
Lo stesso spirito ha contraddistinto la giornata di domenica a Calalzo di Cadore dove, grazie all’energia e alla determinazione di Daniela De Martin e del GAS “El ceston” si è tenuta la 7° edizione di “Cadore Natura”.
Decine i banchetti presenti e migliaia le persona accorse. Uno scenario sicuramente diverso da quello feltrino ma pervaso dallo stesso spirito e dallo stesso amore per questa nostra Terra, dallo stesso desiderio di proporre e costruire assieme.
Due momenti in cui tante conoscenze, esperienze, saperi, metodi e desideri si sono incontrati e hanno dialogato ed hanno proposto momenti in cui non si sono sentiti piagnistei e scoramenti, lamentazioni e rassegnazioni. Ma contraddistinti da proposte alte, in cui più e più volte si è parlato di “bio distretto” di “distretto del biologico” da costruire passo dopo passo in questa nostra valle (magari iniziando con alcune coltivazioni tipiche e locali).
Un progetto a lungo termine ma che va costruito da subito con iniziative molto concrete e dirette.
Queste due giornate ci lasciano tante belle sensazioni ed energia ma anche una “impegno” importante – sottolineano i promotori del Gruppo coltivare Condividendo, Skasera, Associazione DolomitiBio – la consapevolezza che se per davvero amiamo questa nostra terra e crediamo nei nostri sogni e desideri. Ora dobbiamo concretizzare questo nostro obiettivo Iniziando a contattare e coinvolgere tutti coloro che credono in questo obiettivo (associazioni, gruppi, singoli cittadini..) a stimolare, non solo il Comune di Feltre, ma anche gli altri Comuni, il Parco delle Dolomiti Bellunesi, la Scuola Agraria e tutti coloro che possono, devono essere coinvolti in questo cammino condiviso.
Ci piace concludere con una frase di uno dei giovanissimi ragazzi della Skasera: “ogni giorno sento di gente che ama la nostra terra e lo fa urlando slogan e frasi fatte Ma poi son solo capaci di lamentarsi e piangersi addosso, di auspicare due euro di elemosina da qualche fondo o che qualche “imprenditore” venga qui a devastare il paesaggio spianando e scavando per piantare viti o meleti. Io voglio invece dare dignità a me stesso e a questo luogo consentendole di esprimere appieno le sue potenzialità e tipicità.. voglio essere io..vogliamo essere noi i padroni del nostro domani.. non delegando a questo o quel onorevole ma impegnandoci in prima persona.. lavorando assieme”.
