“Tra Feltre e Padova c’è un nuovo record mensile di ritardo ferroviario: 344 minuti nel mese di luglio. Dall’inizio dell’anno sono circa 31 ore (registrati per un solo treno andata e uno solo ritorno al giorno)”. Lo afferma Lucio D’Alberto, anche a nome dei pendolari del treno n.5851 Belluno-Padova delle 5:02 e del treno n.11136 Padova-Belluno delle 17:00.
“Se i ritardi sono un disagio per i viaggiatori, essi sono anche un termine contrattuale tra Regione Veneto e Trenitalia. Nella bozza di contratto (“Contratto per i servizi ferroviari di interesse regionale locale per il periodo 1/1/2009 – 31/12/2014”; il contratto definitivo non è pubblicato per una clausola di “privacy”) all’articolo 10 “Qualità dei servizi” si legge che Trenitalia si impegna a standard di qualità della puntualità che è valutata entro i 5 e i 15 minuti. Vi sono vari indici che riguardano tutti i treni regionali, oppure solo alcuni delle fasce pendolari (mattina 6-9 e pomeriggio 17-19; non è contemplata la fascia oraria 12-14 usata dagli studenti), che li conteggiano sul totale annuo o sui parziali mensili. Sintetizzando si può dire che Trenitalia si impegna a far arrivare a destinazione almeno il 91,5% dei treni entro i 5 minuti e il 98,5% entro i 15 minuti di ritardo.
Questo aspetto contrattuale è già disdicevole perchè si ammette che la puntualità non è riferita all’orario previsto, ma almeno 5 minuti dopo, cioè Trenitalia non si impegna a far arrivare il 91% delle corse con 0 minuti di ritardo, e la Regione accetta di abbonarne già 5. Così i risultati si vedono: infatti i dati da noi raccolti su due treni al giorno in questi sette mesi ci dicono che solo il 36 e il 40% sono a 0 minuti di ritardo, mentre entro i 5 minuti sono l’ 82 e il 65%.
Poi è interessante notare che “Per ritardo deve intendersi il ritardo rilevato alle stazioni di termine corsa.” Ma i viaggiatori chi sono e dove vanno? Dobbiamo partire dal presupposto che i viaggiatori per Trenitalia sono clienti, ma per la Regione Veneto sono cittadini. Non tutti i viaggiatori percorrono tutto il tragitto del treno fino a fine corsa, anzi il più delle volte fanno brevi tragitti.
Quindi considerando solo il ritardo di “termine corsa” non vengono conteggiati i ritardi intermedi che rappresentano il disagio per la maggior parte dei viaggiatori. Sarebbe più giusto, nei confronti di tutti i clienti/cittadini calcolare il ritardio medio dei ritardi ad ogni stazione per ogni treno. Facciamo un esempio: il treno 11136 delle 17:00 da Padova a Belluno del 19/7/2012 è partito da Padova con 19 minuti di ritardo ed è arrivato a Belluno 2 minuti in anticipo. Cosicché la maggior parte dei vaiggiatori ha subito un ritardo tra i 10 e i 15 minuti, mentre pochi sono quelli che hanno avuto la fortuna di arrivare in anticipo. Benché il treno sia arrivato a Belluno in anticipo, i viaggiatori hanno subito nelle stazioni intermedie un ritardo in arrivo di 7 minuti e in partenza di 9 minuti.
Ci chiediamo allora se Trenitalia e la Regione, cofirmataria del contratto, ritengono che solo i clienti/cittadini che arrivano a “termine corsa” sono degni di aver subito il disagio del ritardo e non tutti quelli che erano a bordo.
Ci chiediamo se è giusto che gli standard di puntualità siano calcolati non sul servizio promesso da orario e contratto, ma su una prestazione già inferiore di alcuni punti percentuale (5 minuti per un treno Padova – Belluno di 128 minuti corrisponde al 4%). Dobbiamo aspettarci un tale sconto da parte della Regione anche sui nostri doveri da cittadini (tasse, multe, scadenze) o Trenitalia è privilegiata?
Si ricorda inoltre – conclude Lucio D’Alberto – che il ritardo non crea disagio solo ai viaggiatori sul treno, ma anche ad altri cittadini lungo la linea ferroviaria: in primis automobilisti fermi ai passaggi a livello, altri utenti di servizi bus in connessione con il treno che spesso aspettano loro malgrado e tutti coloro che al lavoro o in famiglia devono interfacciarsi con i viaggiatori dopo il loro arrivo”.
