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mercoledì, Ottobre 28, 2020
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Il caso Invensys arriva in Regione. “I patti vanno rispettati” affermano i consiglieri regionali bellunesi. Ma la strategia dell’azienda è inequivocabile: delocalizzare la produzione e chiudere lo stabilimento di Belluno

“I patti devono essere rispettati, questa è la priorità assoluta”. A dirlo sono i consiglieri regionali bellunesi Dario Bond (Pdl), Sergio Reolon (Pd) e Matteo Toscani (Lega nord) che questa mattina a Palazzo Ferro-Fini, sede del Consiglio regionale, alla presenza del presidente del Consiglio Clodovaldo Ruffato, hanno incontrato una rappresentanza sindacale dei lavoratori dell’Invensy a Belluno. Con loro anche il sindaco di Ponte nelle Alpi Roger De Menech.

“Dobbiamo marcare stretto l’azienda e fare in modo che venga rispettato l’accordo siglato il 6 giugno scorso nella sede della Provincia di Belluno, accordo che la dirigenza ha disatteso soltanto dopo due giorni”, rimarcano i tre consiglieri bellunesi che sul punto hanno chiesto un intervento urgente dell’assessore regionale alle politiche del lavoro Elena Donazzan: “La Regione, che era tra i soggetti firmatari, deve battere i pugni sul tavolo e pretendere che i patti vengano rispettati. Non si può pensare di trattare con una dirigenza che si dimostra talmente inaffidabile”.

Dal tavolo regionale è emersa anche la proposta di convocare le categorie bellunesi – dagli industriali agli artigiani – per capire cosa si intenda fare nell’immediato futuro: “Siamo chiamati a un’ampia collaborazione per uscire da una crisi che nella nostra provincia è più forte che altrove”, concludono i tre consiglieri regionali.

Ma la cronistoria degli eventi, e le decisioni assunte dall’azienda fino ad oggi, non lasciano spazio ad alcun ottimismo. Basti pensare che lo stabilimento di Belluno, che si occupa principalmente della produzione di timer elettromeccanici per lavatrici e lavastoviglie, dal 2000 al 2008 è passato attraverso tre procedure di mobilità, con la riduzione del personale da 1.000 agli attuali 166 dipendenti. C’è di più. L’azienda non ha mai presentato alcun piano industriale, e dunque appare evidente che non ha alcun interesse a mantenere la produzione a Belluno. Lo scorso 15 giugno, infatti, l’Invensys ha inviato a tutti i lavoratori una lettera raccomandata nella quale si annuncia la chiusura dello stabilimento con il conseguente avvio della procedura di mobilità dei 166 dipendenti. Nella lettera si conferma altresì la delocalizzazione della produzione di alcuni prodotti, e il raddoppio di alcune attrezzature di controllo già presenti nello stabilimento. Una decisione, insomma, che suona come una campana a morto per lo stabilimento fondato alla fine degli anni ’60 col marchio Holzer, divenuto poi Eaton, quindi Siebe ed ora Invensys.

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