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venerdì, Ottobre 23, 2020
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Chiusura uffici postali. Bond: “O Poste italiane ritorna sui propri passi o ritiriamo i nostri risparmi”

Dario Bond consigliere regionale Pdl

“La situazione è insostenibile, non mi stupirei che in segno di protesta i cittadini alle prese con i tagli degli uffici postali ritirassero i loro risparmi una volta per tutte. Io sono pronto a farlo. Per questo chiedo alla giunta regionale di attivarsi su due fronti: da un lato dialogare con Poste Italiane per trovare una soluzione e dall’altro studiare delle alternative alla società, guardandosi attorno e cominciando a confrontarsi con altri soggetti in grado di garantire il servizio. Non esistono solo e soltanto le Poste”.

A dirlo è il capogruppo del Pdl in Consiglio regionale Dario Bond che nei prossimi giorni depositerà in Consiglio regionale una mozione dai toni preoccupati ma allo stesso tempo propositivi.

“Solo in provincia di Belluno gli uffici postali destinati alla chiusura sono 18 per non parlare delle riduzioni di orario. Lo stesso copione si legge nelle altre realtà del Veneto, soprattutto quelle più fragili, dalla montagna di Vicenza e Verona, passando per la Valsugana e il Polesine. In tutto 73 uffici postali. Una strage che non possiamo permettere”.

“In questi giorni mi sono confrontato con molti cittadini, dal Comelico ad Asiago passando per la Lessinia, e ho capito quanto la popolazione di montagna e delle zone periferiche continui a sentirsi vulnerabile di fronte a questo stillicidio di chiusure”, prosegue Bond. “Capisco le esigenze di razionalizzazione ma queste non devono avvenire sulla pelle di chi ha già problemi”.

Non manca una stoccata a Poste Italiane: “Parliamo di una società che vuole abbandonare quei territori che l’hanno fatta crescere. Alle Poste sono transitati i risparmi dei nostri nonni e dei nostri genitori, spesso emigranti e sempre risparmiosi come formiche. Piccole e grandi fortune che hanno fatto crescere il Paese, pensiamo solo a quanta valuta straniera è stata immessa nel mercato interno. Il fatto è che le Poste continuano a essere un centro importantissimo soprattutto in quei paesi più lontani dove non ci sono istituti bancari”.

“Il paradosso, infatti, è proprio questo”, rimarca Bond. “Poste Italiane abbandona quei territori dove c’è più bisogno del loro aiuto. E’ un atteggiamento vile e codardo perchè irresponsabile”.

Nella mozione Bond vuole impegnare la giunta a trovare anche altre strade: “Se Poste Italiane non vuole ritornare sui propri passi, spetta a noi trovare altre strade per garantire i servizi. Ci sono società che pian piano stanno crescendo e che potrebbero sostituirsi in buona parte alle Poste. Del resto, non si può tollare che una società, ancora in mano pubblica, si comporti come il più spietato dei privati”.

“Chiederò al presidente Zaia e all’assessore allo sviluppo economico Isi Coppola di convocare le parti e contemporaneamente cercare delle soluzioni alternative”, afferma il consigliere regionale.

Ma Bond rivolge un appello anche ai parlamentari della montagna veneta e del Veneto in generale: “Si mobilitino davvero e non solo a parole. Battano i pugni sul tavolo a Roma e in tutte le sedi opportune. Ripeto c’è gente che è pronta a ritirare i propri risparmi in segno di protesta e io sono dalla loro parte”.

 

 

 

 

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