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Piano socio-sanitario. Dario Bond: “Massima tutela per il Bellunese, nessun ospedale sarà chiuso. I comitati continuano a fare disinformazione”

Dario Bond

“In Consiglio regionale è stato fatto il massimo, più di così davvero non si poteva. Nessun ospedale bellunese sarà chiuso e i servizi di rete saranno pienamente garantiti. Per questo mi sento di rispedire al mittente anche le ultime critiche dei comitati per la salute pubblica, che, a mio avviso, continuano a fare disinformazione”.

A dirlo è il capogruppo del Pdl in Consiglio regionale Dario Bond dopo l’ultima presa di posizione dei comitati per la salute pubblica bellunesi che, riferendosi al nuovo piano socio-sanitario (in corso di approvazione a Venezia), hanno dichiarato di “sentirsi traditi”.

Bond parte dai primi articoli della proposta di legge 190, che mercoledì sarà votata in Aula a palazzo Ferro-Fini: “L’articolo 1 e l’articolo 8 non solo garantisticono la specificità sanitaria della montagna ma vanno anche a tutelare la rete policentrica bellunese”, afferma Bond, ricordando il gioco di squadra fatto accanto al collega Sergio Reolon del Pd proprio su questo fronte. “L’emendamento presentato da Reolon ha rafforzato il policentrismo sanitario bellunese andando a rafforzare un sistema che già era garantista. Mi sento di dire che la sanità bellunese è stata blindata”.

Bond ricorda anche come gli ospedali di Pieve di Cadore e Agordo non abbiano nulla de temere: “Sono riconosciuti come nodi di rete nei quali sono garantite le urgenze e le emergenze. Questo significa che accanto al pronto soccorso ci saranno tutti quei reparti di cui c’è bisogno, dalla medicina alla radiologia”, prosegue Bond, che ricorda come non più tardi di una settimana fa in un incontro ad Agordo il segretario generale della Sanità del Veneto Domenico Mantoan sia stato chiaro nel dire che tali presidi non subiranno ripercussioni.

Un altro capitolo riguarda Feltre: “Il Santa Maria del Prato è destinato a diventare un ospedale extraregionale, caratteristica che è stata inserita nel piano socio-sanitario in maniera esplicita”, sottolinea Bond. “E’ l’unica struttura veneta attorno alla quale gravita un’intera vallata trentina, il Primiero, senza contare l’attrattività che continua a esercitare in Valsugana e alto Trevigiano”. E ancora: “Non si tratta di un riconoscimento fine a se stesso ma di una qualifica che porterà specifiche risorse”. Lo stesso discorso varrà anche per altri ambiti: è il caso della rete oncologica. “Nel piano si dice che le risorse dovranno essere distribuite anche in base alle ricerche epidemiologiche. Visto che purtroppo il Bellunese, il Feltrino in particolare, ha dei tristi primati in materia di tumori, non mancheranno finanziamenti ad hoc”.

A proposito di finanziamenti, Bond si sofferma anche sul concetto di indennità a funzione: “I comitati chiedono una quota percentuale in più nei trasferimenti, io dico che questo meccanismo ha fatto il suo tempo e non ha centrato l’obiettivo. Con l’indennità a funzione si finanziano quelle attività individuate dal piano e dalle schede ospedaliere. In questo modo, si finanzia quello che serve tenendo ovviamente in considerazione i maggiori costi della montagna”.

“Adesso il piano dovrà essere attuato con le schede ospedaliere e territoriali”, continua Bond. “Si tratta di strumenti operativi “calati” su ogni territorio e su ogni ospedale. Ad approvarli sarà la giunta regionale ma un parere vincolante dovrà prima essere dato dalla V Commissione in Consiglio, organismo di cui faccio parte accanto agli altri due miei colleghi bellunesi. Mi sembra che le garanzie per fare bene ci siano tutte alla faccia delle troppe Cassandre che si stanno alternando in questo periodo”.

 

 

 

 

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