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Le opere di Mirella Brugnerotto a Feltre, in Galleria Claudia Augusta, fino al 24 giugno

Mirella Brugnerotto, titolare della cattedra di Decorazione all’Accademia di Venezia, è chiamata da anni ad in un’intensa attività espositiva sia in Italia che all’Estero. Da segnalare che nel 1986 e nel 2011 ha esposto, su invito, alla XLII e alla LIV Biennale di Venezia. Numerose sono le pubblicazioni che documentano e studiano la sua produzione artistica.

A Feltre propone una serie di opere che sintetizzano la sua ricerca e coprono uno spazio temporale abbastanza ampio, rendendo l’esposizione particolarmente significativa del suo percorso artistico.

Anche partendo dal titolo della mostra, “NORI”, nome di una alga molto utilizzata per l’alimentazione quotidiana in particolare in Giappone, si possono avviare delle riflessioni sull’opera di questa artista trevigiana. Un’alga non ha un corpo rigido, è estremamente duttile e alla fine diviene una poltiglia. Potrebbe già essere una metafora dell’arte nel quotidiano e della dissoluzione del nostro quotidiano che spesso assurge a motivo di base della pittura di Mirella Brugnerotto. Qui si può cogliere l’ostinazione nel rappresentare la persistenza dell’effimero, del temporaneo, di quanto si deteriora in fretta, insomma di tutto quello che ruota entro il vortice dei nostri giorni e nei nostri fosfeni serali scintilla. In queste opere vi è una realtà che resiste anche se ormai ridotta a grovigli di segni – colori, è una materia che non riesce a stratificare perché ogni suo componente, sia esso terra, acqua, fuoco, luce, ma anche carta, metallo, legno, non accetta l’immobilità, non accetta di concedersi alla quiete se non fugacemente, quel tanto che basta per una registrazione. Dinamicità e ironia si intrecciano, poi, testimoniando la precarietà, ma anche l’imperfetta decifrabilità, della vita che Mirella riflette in diverse tappe del suo percorso. L’artista raccoglie, per poi disseminare, i tanti oggetti di cui ogni giorno ci circondiamo: scatole, elettrodomestici, ma anche pensieri e segnali, frammenti di luoghi e occasioni. Un catalogo che, nella sua ricognizione, potrebbe apparire la trincea nella quale l’artista si ripara o un impetuoso schedario di emozioni, mentre in realtà quelle immagini rappresentano tanti tradimenti della buona fede della stessa Brugnerotto. La denudano, infatti, agli occhi altrui, la svelano forse più di quanto lei stessa vorrebbe. Questo perché, come disse McLuahn, gli oggetti che usiamo, gli abiti che indossiamo, le protesi che ci aiutano a vivere sono solo un prolungamento della nostra personalità. Gli oggetti della quotidianità vengono ri/creati da Mirella Brugnerotto, ma hanno bisogno di un titolo, come fosse una cornice entro cui venire circoscritti, almeno per il tempo in cui il visitatore fruisce della loro visione e può entrare nell’immaginario, ma anche nel vissuto, in pratica nell’intimo dell’artista. Dentro questa cornice rimangono sospesi il caos e la provvisorietà di una d/evoluzione interrotta a beneficio di un attimo. C’è qualcosa in quest’arte che ricorda Schifano e la pop art, ma qui il quotidiano non è gioia bensì ironia disperata, quasi violenta, per quei segni decisi e per quei colori quasi aspri: vi è il mondo che si sta disfacendo, preda di un’elettricità, di un vortice che lo distrugge e non si/ci salvano gli oggetti, i nostri feticci consolatori. Stiamo soffocando nei nostri consumi, mentre corriamo da un’altra parte, comunque sia, sicuramente verso una meta che nessuna mappa ha ancora segnato con certezza.

Opere di MIRELLA BRUGNEROTTO

Feltre, Galleria Via Claudia Augusta,

2 – 24 giugno 2012 (sab. dom. e festivi: 10.30 -12.30/16.00 – 19.00)

 

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