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I partiti sono vecchi, Massaro non poteva non essere premiato * di Sante Rossetto

Sante Rossetto

Come avevo previsto, e scritto, all’indomani del voto di due settimane fa ha vinto Massaro.

O, se vogliamo essere storicamente più precisi, ha perso il Pd. E con il Pd ha perso Claudia Bettiol. Perché? La gente, almeno quella che va a votare, non ne può più dei partiti e della loro antica e logora veste. E il Pd, punto di arrivo di una Sinistra che ha cambiato vestito più volte negli ultimi venti anni, è ormai vecchio come tutti. Non basta cambiare giacca per proporsi agli elettori. E, quindi, il tracollo è irrimediabile.

Mi spiace per l’avvocato Bettiol, per la quale continuo a mantenere la mia simpatia pur non politica, ma la strada era segnata. Proprio come per Floriano Pra. Il fatto è che chi sta dentro un partito, anche se è giovane, appare vecchio quanto il partito che rappresenta. E’ la storia del partito come è stato concepito, e condotto spesso malamente, fino ad ora che non regge più il confronto con la società. E non può bastare il cosiddetto programma, perché l’elettore guarda la faccia per la quale vota. E siccome le delusioni passate sono state tante e troppe, la sua fiducia è sparita.

Dunque, per questi e altri motivi Massaro ha vinto. Lui ha anticipato i pur brillanti grillini. Si è sganciato dal partito che lo avrebbe fagocitato e triturato nel meccanismo della burocrazia e delle segreterie. Ha fatto corsa da solo. E non poteva non essere premiato. Dal momento che uno deve governare scegliamo quello che finora non ci ha deluso. Deluderà anche lui? Forse, ma se un governo deve esserci, meglio qualche cosa che possa far sperare. Meglio anche dei grillini dei quali, si dice, non conosciamo come potranno essere. Massaro ha, almeno, esperienza amministrativa. E’ stato consigliere, conosce la macchina comunale, conosce la città, ha un volto effettivamente nuovo. Se, invece, fosse rimasto con la camicia di un partito avrebbe avuto anche lui un volto vecchio.

Come se la caverà adesso, saranno affari suoi. Ma i bellunesi, stavolta, hanno fatto una scelta in anticipo sui tempi. Si è abituati a dire che a Belluno le cose accadono sempre dopo un po’ che sono avvenute in altre parti. Stavolta è stato il contrario.

Dicevo, per concludere, che ha vinto quella che non possiamo definire l’antipolitica, termine con cui si definiscono oggi i grillini e movimenti simili, ma la a-politica. O la politica che tiene conto prima dei cittadini che degli interessi di bottega e palazzo. Per questo, nonostante l’età e la sua lunga carriera, l’anno prossimo a Treviso vincerà ancora Gentilini se correrà sganciato da tutti. In fin dei conti non è soltanto la faccia che conta, ma quello che rappresenta. E non deve rappresentare un sistema che ha stancato. E fallito.

Sante Rossetto *

* giornalista e scrittore

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