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Brancher è andato a “fondo”? * di Tomaso Pettazzi

Tomaso Pettazzi

Come volevasi dimostrare. L’appello di Auronzo, Comelico Superiore, Cortina e Livinallongo confinanti con Bolzano, unitamente agli analoghi Comuni sondriaschi perché le provvidenze previste dal Fondo Brancher siano destinate solo a loro, rischia di innescare una guerra tra poveri, come da tempo avevo previsto. Comuni di serie A e di serie B che si accapigliano come facevano i famosi polli di Renzo mentre si avviavano al loro triste destino. Ma c’è di più; si rischia di assistere ad una tragicommedia dove l’oggetto del contendere è come “l’araba fenice: che ci sia ognun lo dice, dove sia nessun lo sa”.

In effetti, a ritmi cadenzati, si riparla di questo fantomatico Fondo, considerato la soluzione di tutti i mali Bellunesi. E’ scaduto, o sta per esserlo, il bando per il 2012 ed ancora non sono stati assegnati quelli del 2011 e 2010. Analoga sorte per il Fondo Letta/Lanzillotta di cui si vocifera siano in arrivo i finanziamenti addirittura dei bandi 2008/09/10/11 e nel frattempo è in scadenza l’attuale.

E quello che lascia sconcertati, ma non troppo a dire il vero, è che questa paralisi si consolida nel silenzio totale dei nostri rappresentanti politici a Venezia e Roma. Che sanno benissimo, ma lo tacciono, che difficilmente queste provvidenze arriveranno. Infatti, col taglio sostanzioso dei trasferimenti a Trento e Bolzano operato dal Governo Monti, è stato fatto un vulnus all’Accordo di Milano del 30 novembre 2009 sul riequilibrio della finanza pubblica, che prevedeva l’onere, da parte delle due Province autonome, di finanziare iniziative e progetti di competenza dello Stato su territori confinanti, fermi i trasferimenti a 9/10 di gran parte dei tributi (in specie art. 73, 75-bis, 79, 82). Essendo inadempiente una parte (lo Stato) Bolzano, sembra di capire, si reputa libera di adempiere o meno all’impegno. E non si può darle torto. Così, mentre a Belluno si discute del sesso degli angeli, questi (i soldi) restano ben serrati in casseforti ben distanti, “autonome” da maneggioni incravattati. Continuiamo così e la fine si avvicinerà a grandi passi.

Tomaso Pettazzi  – Movimento BARD-Belluno Autonoma Regione Dolomiti

06 maggio 2012

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