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Finanziamento pubblico ai partiti e società pubbliche: un’Italia da cambiare. Massimo Donadi (Idv): ”Le consulenze sono diventate il mezzo per legalizzare le tangenti”

Massimo Donadi

«Se i partiti non ricevono una pressione dai cittadini, le riforme non arriveranno mai»! Lo ha detto l’onorevole Massimo Donadi, 49enne avvocato veneziano, questa mattina nell’incontro al Centro Giovanni 23mo a sostegno della lista dell’Italia dei Valori, con candidato sindaco Claudia Bettiol.

«Vogliamo azzerare il sistema di finanziamento dei partiti che c’è oggi – ha detto – responsabile dell’erogazione di 4 miliardi di euro in 10 anni, senza alcuna regola di utilizzo. Tant’è che oggi siamo al paradosso, per cui se un gruppo dirigente di un partito decide di spartirsi il finanziamento, non c’è nessuno che possa intervenire!

Per interrompere questo stato di cose stiamo raccogliendo firme per una legge di iniziativa popolare. Ed anche per un referendum per il 2014 che rappresenta la ghigliottina per il finanziamento ai partiti, se non interverranno prima con una legge di riforma.

Abbiamo in mente una nuova legge con un finanziamento pubblico ai partiti ridotto e un 5 per mille analogo a quello delle Onlus e dell’associazionismo e la possibilità di donazioni con sgravi fiscali. Spese limitate con rimborsi entro un tetto massimo.

Negli ultimi anni, la ricchezza da lavoro dipendente e da lavoro d’impresa è diminuita, la ricchezza da rendita da capitale è rimasta invariata. Solo la spesa pubblica è aumentata con un ritmo di 160 miliardi l’anno. La sanità, che è gestita dalla politica, negli ultimi 5 anni ha aumentato la spesa del 50% senza che vi siano stati miglioramenti dei servizi erogati.

L’aumento della spesa è dovuto alla mediazione della politica, che sottrae risorse!

Vi sono 7.000 società pubbliche che sono il cancro d’Italia. Un assaggio l’avete avuto anche qui a Belluno con Bim Gsp. Società che assumono chi vogliono con gli stipendi che vogliono e gestiscono con criteri clientelari, se non peggio».

Donadi snocciola una serie di esempi di società pubbliche, come l’Isa che si occupa di finanziamenti nel settore agroalimentari dove il direttore generale percepisce 800mila euro l’anno e i 37 dipendenti mediamente 177mila euro l’anno. Al Cra Centro ricerche per l’agricoltura su un budget di 100 milioni, 98 milioni se ne vanno per gli stipendi dei 1800 dipendenti e 2 milioni per gli affitti. Poi ci sono i dirigenti della Sace, che fiutato il pericolo del tetto massimo degli stipendi per gli statali, loro che statali non sono, per stare tranquilli si sono raddoppiati lo stipendio da 300 a 600mila euro l’anno. Infine le consulenze, diventate “il sistema per legalizzare le tangenti”.

Roberto De Nart

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