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giovedì, Febbraio 25, 2021
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Signore e signori

Egregi signore e signori politici che amministrate i nostri comuni, province e regioni, vi chiedo in quale paese civile e democratico si è mai visto condurre una guerra così feroce contro quello che i bellunesi considerano con orgoglio “ il fiore all’occhiello” della cultura della loro città, il TIB. Sono una semplice impiegata statale che vive in Lombardia e che per caso alcuni anni fa ha potuto “ godere” degli spettacoli del Tib e del “Filo d’Arianna Festival” e che è rimasta molto colpita dalla partecipazione dei bellunesi alla vita culturale della loro città. Mi addolora molto sapere che una cooperativa che produce “Cultura”, riconosciuta a livello nazionale, il cui operato è stato sempre apprezzato dai critici, professori universitari, intellettuali, artisti, e quello che più conta dai bellunesi, stia rischiando di fallire e di lasciare a casa i suoi lavoratori. Scusate ma non solo il buon senso ma anche i meccanismi del mercato e dell’economia non mi consentono di capire: un’azienda chiude quando i suoi prodotti non sono più richiesti, o quando qualcun altro è in grado di produrre le stesse cose con la stessa qualità e a dei costi inferiori, ma non quando un’azienda va bene, è vitale, lavora bene sul territorio, produce ricchezza per il territorio, assorbe dal territorio nuovi giovani e meno giovani come forza lavoro e fa girare il nome della sua città in tutti i teatri più importanti d’Italia. Scusate ma a me tutta questa bruttissima, e sottolineo bruttissima vicenda sembra una follia, una cosa senza senso una decadenza totale di ogni principio logico e di opportunità che dovrebbe essere alla base di chi amministra il bene pubblico. Ripeto, sono una dipendente statale e credo fermamente nello stato, nelle sue istituzioni e negli organismi rappresentativi dei cittadini; credo ancora, forse è un’utopia, che chi ci governi lo faccia per il bene di tutti e non per gli interessi personali dei pochi che in cambio possano portare voti e consensi. La politica è la più nobile arte, secondo Platone, ma bisogna essere onesti, imparziali e soprattutto valorizzare chi è capace di migliorare la qualità della vita dei cittadini. Questo il TIB in questi anni lo ha sempre fatto, perché non riconoscerglielo? Perché non saldare i loro crediti e dar loro la possibilità di continuare serenamente a fare il loro lavoro in quello che è il loro spazio naturale: il teatro? La Fondazione Teatri delle Dolomiti deve loro 130.000 Euro per un anno e mezzo di lavoro; ma vi rendete conto di quanto guadagni un Presidente di un Tribunale, per non parlare di un avvocato di nome, o un notaio, un commercialista, un dirigente sanitario o altri professionisti che sanno fare bene il proprio lavoro? 130.000 Euro per una cooperativa teatrale di professionisti che dà lavoro a decine e decine di persone e che vive solo del proprio lavoro e non di mazzette o tangenti o evadendo il fisco non sono niente! Se il Tib non vendesse i suoi spettacoli, se Daniela Nicosia non firmasse regie anche per altre produzioni il TIB non sopravviverebbe, ma quei 130.000 Euro è lavoro che il TIB ha svolto e, scusate se insisto su questa parola, con grande professionalità. Chi fa cultura in Italia non si arricchisce, statene certi, ma fa diventare più ricco nell’animo e nella sensibilità chi ne fruisce. I bellunesi sono con il TIB, per quanto potete essere ciechi e sordi e ignorare i bisogni e le richieste dei vostri cittadini? Per quanto tempo ancora?

lettera firmata

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