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Il ruolo di Belluno per un Patrimonio mondiale * di Irma Visalli

Irma Visalli

“Se anche un patrimonio mondiale si impregna di burocrazia, la ricchezza si fa di carta e smarrisce il suo potenziale. Quanto dice Cesare Rizzi (presidente del sindacato turismo all’aria aperta dell’Ascom) in merito alla complicata trafila burocratica per l’utilizzo del marchio Unesco, pone l’accento su una realtà che merita attenzione e immediate soluzioni anche per il Comune di Belluno. Un Comune che con l’amministrazione Prade, dal 2009, non ha fatto nulla di quanto si poteva e doveva”. E’ quanto afferma in una nota Irma Visalli,  candidato al consiglio comunale del Partito Democratico di Belluno.

“Il marchio Unesco – prosegue l’ex assessore provinciale –  eccezionale richiamo per il turismo e tramite per la valorizzazione del nostro  territorio, non può incagliarsi tra le maglie della burocrazia né rimanere lettera morta per inefficienza politica ed amministrativa. Sappiamo tutti, e le ultime ricerche lo testimoniano ulteriormente, che il Marchio Unesco è un valore aggiunto in termini di prestigio e reputazione per ogni sito del e nel patrimonio. E’ palese la forza d’urto che lo stesso marchio può avere per il turismo, l’economia e il prestigio locale. Motivo per cui l’iter burocratico per poterne usufruire deve essere assolutamente semplificato e il Comune deve essere il primo attore responsabile nei confronti delle agevolazioni nei confronti di chi ha diritto all’accesso a questa “targa” d’onore, per accrescere la consapevolezza di cosa significhi vivere e operare in un patrimonio Mondiale.

Il nostro Comune, che nel patrimonio conta pezzi da novanta come lo Schiara e uno dei suoi dei simboli (la Gusela del Vescovà), oltre ad una delle più belle terrazza sulle Dolomiti (il Nevegal), ha aderito al progetto Unesco nel 2009, ma alla adesione “formale” non ha fatto seguire nessun’azione concreta.

L’attuale amministrazione – accusa la Visalli – si è fatta scappare l’opportunità di una sede prestigiosa per la Fondazione, come la ex Banca d’Italia, ma soprattutto non ha saputo farsi tramite con la fondazione Unesco dei tanti e diversi operatori che sul territorio possono fare di questa prestigiosa appartenenza un volano per quello sviluppo di cui tanto si riempie la bocca.

Sono certa che la prossima amministrazione, se capitanata da Claudia Bettiol, che ha vissuto da vice presidente della provincia la fatica ed il grande risultato del riconoscimento Unesco, saprà agire concretamente in questi punti:

– diventare soggetto sostenitore nella Fondazione Unesco e spingere affinché si costituisca il forum delle amministrazioni del patrimonio mondiale dolomiti Unesco

– farsi carico delle responsabilità e del ruolo che aveva la Provincia (responsabile della promozione turistica) e che oggi è impossibile alla luce della debolezza assunta dell’Ente.

– essere promotore delle semplificazioni burocratiche per fare del Marchio Unesco un volano di sviluppo consapevole in rispetto alle azioni già concordate con l’Unesco stessa.

– assicurare sostegno agli operatori affinché le Dolomiti siano quel forte richiamo attrattivo per la promozione dei prodotti locali, delle strutture ricettive, degli eventi, del turismo culturale e del turismo sostenibile e di studio. Azioni improrogabili e che devono essere attivate immediatamente.

Belluno, porta a sud delle Dolomiti Patrimonio dell’Umanità, deve presto vestire i panni di biglietto da visita del patrimonio stesso, trovando le forze e la volontà per muovere ciò che fino ad oggi è rimasto solamente una ipotesi . Affinché le Dolomiti siano la chiave che accende il motore dello sviluppo, in equilibrio tra “economia” e “ambiente”. E affinché Belluno grazie al suo patrimonio sia nominata nel mondo. Non più provincia di Venezia- conclude Irma Visalli – , ma capitale delle Dolomiti”.

 

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