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L’appello per la sopravvivenza del Centro antiviolenza dell’associazione Belluno-Donna ai candidati sindaco di Belluno

L’Associazione Belluno-Donna dal 2004 gestisce l’unico Centro Antiviolenza del territorio bellunese che, dalla sua apertura ad oggi, ha accolto ben 345 donne vittime di violenza, 20 delle quali sono state ospitate nelle due case di accoglienza, con 13 figlie/i minori.

Oggi, però, l’Associazione si vede costretta ad annunciare la chiusura della “Casa Rifugio” ad indirizzo segreto e la sospensione dell’attività di accoglienza, anche telefonica. Una decisione presa con grande sofferenza dalle operatrici e volontarie del Centro, conseguente alla grave carenza di finanziamenti, privati e pubblici, da sempre insufficienti e discontinui, tanto da rendere impossibile la costruzione di un progetto a medio/lungo termine. Negli ultimi 18 mesi la sopravvivenza del Centro è stata possibile solo grazie alla generosità di privati, gruppi, associazioni che si sono mobilitati per raccogliere fondi. “Siamo consapevoli – afferma l’associazione – che il problema riguarda tutti i centri sul territorio nazionale e proprio alla luce delle indicazioni degli Organismi internazionali e dello stesso Governo italiano, riteniamo indispensabile che le Istituzioni e la politica riconoscano i Centri antiviolenza quali luoghi specifici e privilegiati per l’accoglienza e ospitalità delle donne che hanno subito violenza e delle loro figlie/i; ne riconoscano l’esperienza e le competenze, inserendoli a pieno titolo nelle Reti e nei Tavoli relativi alla violenza di genere e/o domestica e li supportino finanziariamente, in quanto risorsa irrinunciabile per le donne vittime di violenza”.

L’Associazione Belluno-Donna lancia un appello in vista delle prossime elezioni amministrative. “Siamo disponibili ad incontrare i candidati sindaco per la città di Belluno, cui sottoporre la nostra piattaforma di richieste. La volontà di tenere aperto il Centro Belluno-Donna non deve più essere responsabilità esclusiva delle poche donne, per lo più volontarie, che vi hanno impegnato in questi anni mente, cuore ed energie, ma deve essere una scelta politica delle Istituzioni e dei cittadini/e bellunesi, che devono dire con chiarezza se a Belluno un centro antiviolenza è necessario. In quest’ultimo caso – conclude Belluno-Donna – si dovranno mobilitare per trovare risorse adeguate, pena assumersi la responsabilità politica della sua chiusura”.

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