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La Corte Costituzionale ha bloccato il tentativo della Regione di sottrarre al vincolo di tutela alcune aree naturali. Zanoni (IdV): “Chiusa la porta ai cementificatori. Zaia sta trasformando il Veneto nelle regione maglia nera d’Europa”

“Mi auguro che la Regione Veneto, a furia di tirate d’orecchi da parte della Corte Costituzionale italiana e della Corte di Giustizia europea, impari a legiferare in armonia con il diritto italiano e comunitario come fanno tutte le altre regioni del continente”. Questo è il commento di Andrea Zanoni, Eurodeputato IdV, alla bocciatura della disposizione della legge 10/2011 del Veneto sulle zone territoriali omogenee escluse dalla tutela paesaggistica da parte della Corte Costituzionale italiana. “I giudici dell’Alta Corte hanno ricordato a Zaia e compagni che la tutela del paesaggio e delle aree naturali è di competenza dello Stato e quindi non sono ammesse le classiche deroghe leghiste”.

Zanoni punta il dito sul tentativo della Giunta Zaia di incrementare le aree naturali sottratte al vincolo di tutela previsto dal Codice dei beni culturali (Dlgs 42/2004). “Il goffo tentativo della Regione Veneto è stato fortunatamente bloccato dalla Corte Costituzionale, che ha ricordato a questa Giunta, pronta a sacrificare ogni centimetro quadrato di verde al dio cemento, che il nostro patrimonio naturalistico non si tocca”, incalza Zanoni.

 

 

 

 

“Si tratta dell’ennesimo caso di affronto ambientale della Regione che stanno trasformando il Veneto nella pecora nera d’Europa”, aggiunge l’Eurodeputato che ricorda le deroghe sulla caccia condannate da Bruxelles, l’avvallo dell’uso indiscriminato dei pesticidi in agricoltura (addirittura con l’elicottero nella regione del Prosecco), la “cacca in deroga” con i nitrati sparsi anche in inverno, la continua violazione della direttiva sulla tutela dell’aria con il limite dei 35 sforamenti annui già consumati a metà febbraio, il via libera alla riconversione a carbone della centrale di Porto Tolle a Rovigo addirittura con una modifica della legge sul parco del delta del Po in contrasto con la politica europea delle emissioni che nuocciono al clima. “E adesso, come se non bastasse, Zaia e compagni ha provato ad attaccare anche le aree naturali e ambientali di grandissimo pregio alle quali volevano togliere i vincoli con il chiaro intento di stendere il tappeto rosso ai cementificatori”, conclude Zanoni. “Fortunatamente, per noi e per il nostro territorio, Zaia e i suoi assessori non sono liberi di fare tutto quello che vogliono”.

 

 

 

 

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