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Nessun attacco alla libertà di stampa, solo difesa della dignità * di Maria Grazia Passuello

Pubblichiamo integralmente la replica dell’assessore alla Cultura del Comune di Belluno Maria Grazia Passuello (oltre 4.800 battute) all’articolo di martedì dal titolo “Grave attacco alla libertà di stampa e al diritto di critica: in piena campagna elettorale l’assessore Passuello tenta di imbavagliare Bellunopress minacciando l’azione legale” (di 1500 battute)

Trovo del tutto fuori luogo l’accusa rivoltami da Bellunopress di avere sferrato (nientemeno) che un “grave attacco alla libertà di stampa” e di avere messo in atto (addirittura) “un’azione intimidatoria senza precedenti” nei confronti della testata giornalistica on-line Bellunopress, per di più con “singolare tempistica pre elettorale”. Avevo deciso di non dare alcun rilievo mediatico alla vicenda, ma visti i toni così eclatanti con cui è stata portata alla ribalta, trovo doveroso fare alcune precisazioni. Non ho presentato né denunce, né querele, né citazioni e non mi sono rivolta né a Procure, né a Tribunali. Ho solo fatto scrivere dal mio avvocato al sig. Roberto De Nart di Bellunopress ed alla sig.ra Daniela Nicosia del TIB Teatro una semplice lettera con cui chiedevo di porre fine alle ripetute offese personali nei miei confronti e, visto che la lettera è rimasta senza risposta, ho poi chiesto un incontro davanti ad un mediatore per tentare di trovare una conciliazione amichevole. Tutto qui. Sarebbe questo il “grave attacco alla libertà di stampa”? La lettera del mio avvocato poi è del 7 febbraio scorso e si riferisce a due articoli pubblicati da Bellunopress uno il 13 gennaio 2012 e l’altro il 21 dicembre 2011. Sarebbe questa la “singolare tempistica” pre elettorale? Il sig. Roberto De Nart di Bellunopress invece ha ricevuto la lettera del mio avvocato il 14 febbraio scorso. Come mai si decide a fare questa clamorosa denuncia solo il 27 marzo? Questa sì (mi sembra) è una “singolare tempistica” pre elettorale, non certo la mia. Ancora: gli articoli che considero offensivi della mia persona sono ancora reperibili sul sito di Bellunopress del 21 dicembre e del 13 gennaio scorsi (altro che bavaglio alla stampa) e vi si possono leggere espressioni offensive nei miei confronti del tipo: “…antica malcelata acrimonia … puerili menzogne … arroganza … disegno diabolico … ha già distrutto la Fondazione, ora prova a distruggere il Comune … antico brodo intriso di personalismi e livori …” ed altre ancora che tutti possono leggere tutti i giorni ormai da mesi e dovunque si trovino (altro che fascismo). È questa la libertà che il sig. De Nart rivendica? Certamente non credo che sia questa la libertà che la legge tutela. A me sembra infatti che qui siamo ben oltre il diritto di critica, siamo all’insulto.

Ma ancora più importante è chiarire il perché di questi attacchi contro di me. Il motivo è la mia volontà di porre fine agli sprechi ed ai privilegi. Quanto agli sprechi, ricordo che la Fondazione ha ereditato un contratto firmato sotto la precedente amministrazione comunale il 18 maggio 2006 (cioè meno di un mese prima delle elezioni del 12 giugno 2006) con cui la Fondazione si impegnava a pagare per cinque anni 160.000 euro all’anno (più I.V.A.) al TIB per la sola organizzazione della Stagione Teatrale del Teatro Comunale (12 – 15 spettacoli all’anno). I 160.000 euro all’anno (ridotti poi a 150.000 euro nel 2009) sono una cifra insostenibile per la Fondazione (438 euro al giorno più iva) e, proprio per questo (e non certo per colpa mia) la Fondazione è entrata in crisi di liquidità. Per questo, scaduti (finalmente) i cinque anni durante i quali la Fondazione ha dovuto onorare il vecchio contratto dopo avere pagato al TIB ben 740.000 euro più I.V.A. per organizzare 5 stagioni si prosa, avevo proposto, nell’interesse della Comunità, trattandosi di denaro pubblico, una soluzione che costasse molto meno. Di qui la guerra contro di me da parte del TIB che mi accusa di volerlo distruggere. Come ho già detto molte volte, io non ho nulla contro il TIB, ma come assessore devo fare gli interessi della Comunità, non quelli del TIB. Quanto ai privilegi, faccio presente che il TIB, rispetto a tutte le altre associazioni culturali che usufruiscono del Teatro Comunale, ha goduto di una posizione privilegiata in quanto ha avuto la disponibilità gratuita del Teatro per un gran numero di giornate, sia per i suoi spettacoli che per le prove degli stessi. Inoltre il TIB fornisce (a pagamento) servizi teatrali presso il Teatro Comunale (custodato, direzione di sala, mascherine, macchinisti, eccetera) agli utenti del teatro. Per cui, mentre le altre associazioni devono pagare (al TIB) tali servizi, il TIB li paga a sé stesso. E questa è una forma di distorsione della libera concorrenza. È chiaro infatti che produrre lo stesso spettacolo, al TIB costa meno che a un’altra associazione a causa della sua particolare posizione. Anche in questo caso, io non ho nulla contro il TIB, ma come amministratore pubblico, devo garantire la parità di trattamento e non favorire questa o quella associazione. Questi sono gli sprechi ed i privilegi contro cui mi sono battuta e questi sono i motivi degli attacchi contro di me. Credo che sia giusto che i cittadini che vogliono conoscere la verità, sappiano.

Maria Grazia Passuello – assessore alla Cultura del Comune di Belluno

 

Solo qualche precisazione. Innanzitutto l’assessore Maria Grazia Passuello non è un semplice cittadino, ma un politico a tutti gli effetti, che fa parte del coordinamento provinciale del Pdl. Dico questo perché un politico sa benissimo che in campagna elettorale si innalzano i toni e ciò fa parte della dialettica della politica. Quelli che lei chiama “insulti” nella politica nazionale non avrebbero fatto battere ciglio a nessun politico, soprattutto durante una sfida elettorale. L’onorevole Giulio Andreotti, tanto per capirci, non ha mai querelato nessun giornalista (e di motivi ne avrebbe senz’altro avuti) e siede  in Parlamento dal dopoguerra.

D’accordo, assessore, lei ad oggi non ha querelato nessuno. Ma non ha inviato una “semplice lettera dell’avvocato”, ha attivato  la procedura di mediazione dinanzi al Tribunale. Fase che prelude generalmente alla querela. E lei certamente sa che il reato di diffamazione c’è oppure non c’è e dunque diventa difficile mediare. La mediazione bonaria poteva essere intrapresa anche nella prima lettera dell’avvocato. O più semplicemente via mail. Ecco perché parlo di intimidazione.

Sulla singolare tempistica propongo un pareggio: lei mi ha inviato le diffida dell’avvocato un mese dopo l’uscita degli articoli. Io ho fatto prima, ho dato notizia una quindicina di giorni dopo la ricezione della mediazione (per la diffida potevo tacere, pensavo si chiusesse lì; quando ha alzato il tiro ne ho dato notizia).

Sulle frasi “incriminate” da lei estrapolate dal contesto, riconosco il mio “disegno diabolico”, riferito alla morosità dei pagamenti nei confronti di Tib da parte della Fondazione, che porterebbero al tracollo qualsiasi azienda sana (si fallisce anche con i crediti). Non mi pare una diffamazione, ma una semplice constatazione applicabile all’economia di mercato.

Per ultimo, sulla libertà, questo sito non ha mai censurato nessuno tranne qualche rarissimo episodio di palesi ingiurie inserite nei commenti.

Roberto De Nart