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Sabato a Cesiomaggiore il Requiem di Fauré con l’Orchestra della Scuola musicale di Primiero

Si terrà sabato 17 marzo 2012 alle ore 21 nella chiesa di Cesiomaggiore, il Requiem in Re minore op. 48 per soli, coro e orchestra di Gabriel Fauré eseguito dal Coro e Orchestra della Scuola Musicale di Primiero, diretto da Ivan Villanova, organizzato dalla scuola di musica “Arca Sonora” di Santa Giustina, in collaborazione con il Comune di Cesiomaggiore.

Scuola musicale di Primiero

L’Orchestra della Scuola Musicale di Primiero è formata da insegnanti, allievi e collaboratori, mentre la direzione dell’opera è affidata al M° Ivan Villanova.

I 50 elementi del Coro provengono da varie realtà corali di Primiero: Ensemble Femminile e reDmiE Gospel Choir della Scuola Musicale di Primiero, Coro Sass Maor, Coro Vanoi, Coro Pever Montan, Cori Parrocchiali di Mezzano, Tonadico e Siror, preparati dai maestri Claudia Giongo e Paolo Scalet. Protagonisti delle parti soliste saranno il soprano Paola Crema e il baritono Carlo Roni.

La Scuola Musicale di Primiero ha accolto con entusiasmo questa straordinaria sfida, principalmente per l’eccezionale opportunità di riunire in un unico coro persone provenienti da varie realtà corali di Primiero, con formazione ed esperienze diversificate.

Il Requiem di G. Faurè è stato eseguito per la prima volta da questa formazione, lo scorso anno in occasione del Concerto di Ognissanti che si è tenuto nella chiesa arcipretale di Fiera di Primiero, e inoltre, sabato 4 marzo presso la chiesa di Mezzano (TN).

Il Requiem in Re minore op. 48 per soli, coro e orchestra di Gabriel Fauré è una tra le opere più amate del compositore francese e certamente rappresenta al meglio la vena intimista della sua produzione. Composta all’inizio del 1888, negli anni in cui perse il padre e la madre, è un’opera che non nasce da una sollecitazione esterna, ma solo da un’esigenza interiore. «Ho scritto il mio Requiem senza motivo – scrisse Fauré – per il piacere di farlo, se così posso dire. È stato eseguito per la prima volta alla Madeleine per le esequie di un parrocchiano qualunque. Si è detto che quest’opera non esprime il terrore della morte; qualcuno l’ha chiamata una berceuse funebre. Eppure è così che io sento la morte: come una lieta liberazione, un’aspirazione alla felicità dell’aldilà e non un doloroso trapasso. Può darsi che io abbia tentato di uscire dalle convenzioni, dopo tutti gli anni in cui ho accompagnato all’organo le funzioni funebri. Ho voluto fare un’altra cosa».

Dopo la prima esecuzione, l’opera ha subìto diverse rielaborazioni da parte dell’autore soprattutto nella parte orchestrale, che è stata a più riprese ampliata fino alla faraonica esecuzione al Trocadero durante l’Esposizione Universale di Parigi del 1900.

Quest’ultima esecuzione con 250 coristi, grande orchestra sinfonica e con un’ampia sezione di ottoni, tradiva evidentemente gli originali propositi di Fauré, che si trovò ad assecondare occasionalmente il gusto trionfalistico della cultura ufficiale del tempo. Oggi la tendenza è quella di preferire le precedenti orchestrazioni, più coerenti con la natura del compositore e con il carattere melodico della composizione.

Anche l’organico scelto per questa esecuzione, edito da John Rutter, è quello più vicino alle caratteristiche pensate da Faurè: 2 corni, violino solo, 5 viole, 4 violoncelli, contrabbasso, arpa e organo.

 

 

 

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