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Modesta fiaccolata della Lega Nord ieri sera, contro il governo Monti

Erano un centinaio o poco più i militanti della Lega Nord che ieri sera (venerdì 9 marzo) hanno partecipato alla fiaccolata di protesta contro il governo Monti, dalla stazione ferroviaria di Belluno al Teatro comunale. Inneggiavano alla “Padania libera”, territorio virtuale i cui confini non sono mai stati resi noti, e al “Veneto libero”, il tutto condito da qualche vaffa liberatorio indirizzato al liberalizzatore.

Una modesta partecipazione, insomma, confluita al Comunale dove le presenze sono salite a 250 circa per ascoltare i leader della Lega. C’era l’ex ministro degli Interni Roberto Maroni, il presidente della Regione Luca Zaia, i parlamentari bellunesi Vaccari e Gidoni, il segretario Gobbo, i candidati sindaco di Feltre e Belluno Gilberto Signoretti e Leonardo Colle, il consigliere regionale Matteo Toscani. Con moderatore il segretario provinciale Diego Vello.

Toscani ha criticato l’eredità lasciata da Galan in Regione, «abbiamo 1 miliardo di euro in cassa – ha detto – con l’impossibilità di pagare i fornitori ed accendere mutui». Gianvittore Vaccari, senatore e sindaco uscente di Feltre, riferendosi al premier Monti, ha parlato di un «colpo di stato avanzato dal capo dello stato». Ed ha criticato aspramente il provvedimento della tesoreria unica, definendolo «un furto al Veneto». L’intervento dell’onorevole Franco Gidoni viene interrotto da un’ovazione per l’arrivo di Luca Zaia. Poi tocca a Vello, che dà un’impostazione da palcoscenico al suo intervento, modulando alti e bassi, con pause strappa applausi. Evoca la simbologia che piace ai leghisti, Alberto da Giussano, il leone di San Marco, cita Jean-Jacques Rousseau, secondo un copione collaudato che funziona sempre. E chiude con un messaggio per l’ex alleato Pdl esteso anche al Pd: «Non siete bene accetti alla Lega»!

Gobbo cavalca l’antica protesta «Non si può continuare a tollerare che i soldi del Nord vadano a riempire le casse dello stato». Eppoi via con «Basta Roma, Padania libera, Padania indipendente», benché la Lega sia andata a braccetto per quasi un ventennio a «Roma ladrona».

Sono intervenuti quindi i candidati sindaco di Feltre Signoretti e di Belluno Colle. Quindi il presidente della Regione Luca Zaia, che ha difeso l’operato della Regione, sottolineando che Belluno ha ottenuto la sua specificità. «Il governo fa di tutto per mettere sotto scacco il nord – ha detto Zaia – ed ha ricordato l’azione legale della Regione nei confronti delle banche, per opporsi alla norma della tesoreria unica che vuole «togliere i soldi dal sistema bancario veneto per portarli a Roma». «Oggi in Italia si fallisce con i crediti – ha detto Zaia – perché abbiamo i soldi bloccati alla tesoreria di Roma». Ha concluso la serata Roberto Maroni con l’intervento più corposo, dove ha attaccato l’intero operato del governo Monti (esclusa la rinunzia alle Olimpiadi di Roma). Il «barbaro sognante», come l’ha presentato Vello, ha parlato di attacchi sistematici alla Lega, unica forza di opposizione al governo Monti in Parlamento. Se la prende con i giornali, che non muovono alcuna critica al governo Monti, perché controllati dagli editori dove azionisti sono le banche. «Il primo provvedimento di questo governo è stato il decreto per Roma capitale! Un segnale di ostilità al Nord e alla Lega». L’ex ministro è ritornato sul tema caldo della tesoreria unica «che ha portato via i soldi ai comuni, con l’obiettivo di togliere la capacità di decidere. Questo governo è nemico delle autonomie e nemico del popolo – ha detto Maroni – su 10 decreti è stata posta la fiducia pur disponendo del 90% dei consensi. Lo scopo è quello di mettere il bavaglio alla Lega affinché non possa presentare gli emendamenti. Che sarebbero stati di buon senso e quindi difficile da bocciare in Parlamento». Maroni affronta il tema sicurezza, criticando la scarcerazione per 3.500 condannati, di cui metà extracomunitari, passata col voto favorevole del Pdl. «Possiamo ancora ricucire l’alleanza con il Pdl?» si chiede Maroni. Ma il pubblico lo interrompe con un Nooo!!! Maroni conclude annunciando la strategia della Lega, ovvero diventare rappresentante del Nord, acquisire massa critica nelle tre Regioni Piemonte, Lombardia e Veneto per realizzare il sogno futuro della Padania. «Ci sono tutte le condizioni per fare la rivoluzione – sostiene Maroni – o fra un anno saranno i prefetti a comandare sui sindaci». Raccoglie gli applausi. La facciata è salva. Ma tra i vecchi militanti soffia il vento dell’antipolitica. Lo stesso che ha pervaso destra e sinistra, e con il quale anche la lega Nord dovrà fare i conti.

Roberto De Nart

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