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Associazione Belluno Donna: istituzioni assenti e attività a rischio chiusura dopo quasi 10 anni. Claudia Bettiol: “Serve l’impegno di tutti contro i maltrattamenti alle donne. Come sindaco difenderò il centro antiviolenza”

Margherita De Marchi, Claudia Bettiol, Francesca Quaglia

“Il centro antiviolenza sulle donne di Belluno sta per fermarsi per mancanza di attenzione da parte delle istituzioni. La mia amministrazione si farà carico delle richieste dell’associazione perché la comunità non può perdere questo punto di riferimento e l’esperienza costruita in quasi dieci anni di attività”. E’ la risposta di Claudia Bettiol, candidata sindaco di Belluno per il centrosinistra, alle richieste di Belluno Donna, associazione che lei stessa ha contribuito a fondare, ma che oggi versa in una situazione “tragica”. Lo spiega la responsabile Margherita De Marchi: “I fondi non ci sono più. Abbiamo il supporto di altre associazioni, gruppi e singoli donatori, ma manca un riconoscimento effettivo da parte delle istituzioni con un sostegno che ci permetta una programmazione almeno triennale. In Veneto, inoltre, la violenza alle donne è considerata genericamente violenza domestica e noi siamo escluse dai tavoli operativi”.

In media 60 donne l’anno si sono rivolte al centro antiviolenza aperto a Belluno nel 2003, venti di loro assieme a 13 bambini hanno trovato ospitalità nelle case rifugio, 1954 sono stati i colloqui richiesti agli operatori e agli esperti del centro. Tutto questo grazie ad uno sportello aperto solo due pomeriggi a settimana per raccogliere le richieste di aiuto.

“L’8 marzo è un’occasione importante per riflettere su questi numeri e portarli all’attenzione dell’opinione pubblica, ma dobbiamo occuparcene sempre – afferma Claudia Bettiol -. L’amministrazione comunale può fare molto per sostenere il centro antiviolenza e per cercare di porsi come interlocutore con i livelli di governo più alti, per ottenere finanziamenti sicuri e continuativi. Solo così questi centri potranno continuare ad aiutare le donne vittime di violenza fisica e psicologica”.

Tra le richieste di Belluno Donna a Claudia Bettiol e alle istituzioni ci sono anche il riconoscimento del Centro quale luogo specifico per l’accoglienza delle donne che hanno subìto violenza e tutele per il lavoro delle donne maltrattate, costrette ad abbandonarlo temporaneamente per ragioni di sicurezza. Il centro ha un’unica operatrice, Francesca Quaglia, dispone di una casa rifugio e di una casa di ‘secondo livello’ (in comodato dal Comune) per le donne che stanno completando il loro percorso, ma non può più prendere in carico nuovi casi proprio per mancanza di fondi e prospettiva.

Il sito web del centro Belluno Donna: www.bellunodonna.it

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