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martedì, Ottobre 27, 2020
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Mandate a casa quei dinosauri! * di Sante Rossetto

Sante Rossetto

Perchè lo abbiano chiamato coordinamento del Pdl non l’ho capito. O, almeno, mi sembra inesatto, improprio e roba di questo genere. Il nome esatto e giusto è “coordinamento della Dc”. La storia parla chiaro. Prendete un giornale di qualche decennio, sì decennio, fa e vedrete che i nomi non cambiano. Democristiani erano allora, con il simbolo dello scudocrociato, democristiani sono anche oggi. Non nel simbolo, ma nello spirito e nel carattere. Cacciatori di poltrone. Da restarci incollati fino all’alzabara.    Occupavano i posti di potere trenta-quarant’anni fa e nel corso di vari periodi se li sono scambiati. La presidenza di questo ente? Oggi a me, domani a te. E chi cede un posto si sposta in un’altra poltrona. Così da sempre. E se aspettiamo che qualcuno di questi se ne vada, sbagliamo. O sul palcoscenico o nel retrobottega sono sempre lì a menare il mestolo del potere. Uno pensa che, magari dopo un paio di batoste, abbiano il buon gusto di mettersi da parte. Guardate la lista del coordinamento del Pdl e vedrete che ci sono personaggi che hanno rimediato una sconfitta dopo l’altra e non mollano. Si difendono a vicenda. Mettono davanti magari un nome non usurato, per far finta di cambiare qualche cosa, ma chi mena il girarrosto sono i soliti. Democristiani da quando in piazza Campedel camminavano i dinosauri. Qualcuno può pensare che ce l’abbia con quella classe politica. Ma non soltanto quella dello scudocrociato perché anche la controparte (oggi si fanno chiamare Pd) non è da meno. La colpa è e rimane sempre di chi continua a votarli. Perché ci meritiamo i governanti che abbiamo se non si fa almeno il tentativo di mandarli a casa. E motivi di licenziarli una volta per tutte ce ne sono stati. Oggi, poi, non ne vedo uno che sia uno perché si votino politici che hanno condotto lo Stato e le amministrazioni alla condizione in cui ci troviamo. Purtroppo l’elettore non  guarda mai avanti, ma soltanto al presente. All’interesse immediato, anche se in progresso di tempo questo interesse gli si ritorcerà contro. Salvo poi lamentarsi. Ma dovrebbe quasi sempre lamentarsi con se stesso e la propri cecità. Non vedo proprio come andrà a finire la lotta per il Comune di Belluno. C’è una fetta di novità che vorrebbe mandare in pensione chi non vuole andare in pensione. E dipenderà ancora una volta da chi vota se sarà capace di svincolarsi dalle sirene dei partiti. Se capirà che persone che hanno superato i settanta (ma anche i sessanta) sono ormai indietro di due-tre generazioni rispetto alla società contemporanea. Sono del tutto fuori dal mondo attuale. E, allora, come votarli? Come votare chi ha accumulato sconfitte e débacle?  Perché non mettere una volta per tutte un limite a ricoprire  cariche? Sopra una certa età, in pensione. Come tutti i lavoratori. No, vogliono continuare a sentirsi importanti. Soprattutto quando non contano più niente.  Per favore, un po’ di dignità e di pudore!

Sante Rossetto  *

* giornalista, scrittore, già capocronista de Il Gazzettino Belluno

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