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giovedì, Ottobre 22, 2020
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Si scrive acqua si legge democrazia. Walter Bonan: “altre 6 domande di derivazione nell’ultima settimana, che si aggiungono ai 130 progetti in corso di approvazione in Regione”

Valter Bonan

“Non servono molti commenti. Partiamo a caso dall’ultimo bur settimanale arrivato oggi 4 febbraio (seguito), sezione avvisi Provincia di Belluno: in questa settimana sei domande di derivazioni idroelettriche in provincia che si aggiungono allo stillicidio di altri 130 progetti in procinto di essere autorizzati dalla regione, dalla provincia, dai comuni. Il tutto in assenza di regole certe, trasparenti e di ogni, pur prevista, pianificazione energetica, idrologica, ambientale e sociale”. Lo sottolinea il leader del Cominato acqua bene comune Walter Bonan. “Le strategie che sottendono queste inadempienze sono note – prosegue Bonan – : socializzare i costi e privatizzare gli utili, deregolamentare con la scusa di semplificare, il tutto per far rimanere la nostra provincia una sorta di Far West delle Dolomiti, terra ed acque di conquista per fini di mero profitto incentivati da fondi pubblici. Come dire bellunesi bastonati e paganti per esserlo.

Tutti i vertici Istituzionali locali e regionali sono stati sollecitati su queste inadempienze con migliaia di firme, petizioni, incontri e non si sono attivati, nelle loro competenze, per supponenza o per complicità, così come alcuni sindaci bellunesi alla ricerca di qualche elemosina di convenzione. E’ stata intrapresa dal nostro comitato – sottolinea Bonan –  anche la complicata via di ricorsi giudiziari su norme incerte e con esiti sin qui contradditori (fermata dalla Soprintendenza la Camolino-Busche e opinabile via libera alla Valsabbia di Brescia nel Parco nazionale delle Dolomiti bellunesi da parte del tribunale delle acque).   Attraverso queste esperienze siamo oggi sempre più convinti che la non semplice strada maestra da perseguire sia che ci riprendiamo con unità e determinazione in mano il nostro destino come comunità bellunesi attraverso nuove e concrete forme di democrazia diretta e decisionale di cittadinanza: sui beni comuni si decide tutti non si delega, come hanno dimostrato i recenti referendum.

Iniziamo a praticare autonomia e l’autogoverno – cocnclude Bonan –  non solo ad evocarli astrattamente, territorio per territorio, comune per comune; ciascuno si prenda ora le proprie responsabilità: essere protagonista del proprio futuro o limitarsi ad apprendere passivamente dal prossimo bur che ti hanno espropriato anche l’ultimo brandello di natura, di storia, di vita, di coesione sociale in queste montagne e nei nosrti paesi.

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